La fuga

A diciotto anni desideri solo una cosa, la libertà. È cambiamento, è metamorfosi, è crescita. È la forza motrice che ti spinge a sperare in qualcosa di nuovo. È il riassunto dei tuoi sogni, tenuti da parte troppo a lungo. È l’oppurtunità che aspettavi per dare una svolta alla tua insoddisfazione.

Nella fase transitoria più importante nella vita di ogni futuro uomo o donna, è l’adolescenza a determinare ciò che diventerai, e tu vuoi godertela, vuoi “succhiare tutto il midollo della vita” e scoprire di averla assaporata proprio tutta, perché la vita, quella che aspetti là fuori, lontano da casa, scuola, sicurezze e monotonia, quella vita è ciò per cui sei nato in realtà.

Si vuole fuggire, non si sa dove, ma si vuole fuggire. Fuga è prendere la direzione opposta rispetto a qualcosa che ci minaccia, ma da cosa tenta di fuggire un ragazzo che decide, spesso intorno ai diciassette o diciotto anni di lasciare la propria abitazione e andare a vivere altrove?

Che sia in un altro continente, in un altro paese, o semplicemente nel paesino confinante, è la fuga la cosa a cui più si aspira.

Certo i giovani del nostro millennio si sentono imprigionati dalla visione del mondo attuale. A prescindere dalle idee politiche, i confini sono stati superati, se non fisicamente, almeno virtualmente, e si è creata una cultura globale che ci fa sentire cittadini del mondo. Così, forti di questa coscienza, il viaggio diventa sempre di più una sorta di pellegrinaggio alla ricerca di se stessi, una prova di sopravvivenza, un po’ come quelle a cui vengono sottoposti i giovani di alcune tribù africane, per trovare la propria identità in un’altra cultura e in un altro paesaggio, è fare quel passo che separa la fanciullezza dalla maturità. Eppure, per quanto controverso, il confine tra ricerca ed evasione è estremamente labile.

L’insoddisfazione, il sentimento che da sempre caratterizza i giovani di ogni generazione, e ciò che li rende motore di ogni pensiero, viene ampliato dalla conoscenza di altre realtà, di altri orizzonti, che paiono sempre in qualche modo di gran lunga migliori del nostro. Il “sogno americano”, insomma, diventa globale, l’utopia di un mondo migliore, reso luccicante dalla sua lontananza dalla nostra, amalia come una voce di sirena: così i giovani si sentono improvvisamente sperduti in un oceano di opportunità sempre più vasto e accessibile.

 

Zelda Moreno, Caterina D’Angelo – Ufficio stampa Liceo Cassini