La Pasqua dei bambini dimenticati

Nei pochi giorni che rimangono prima delle vacanze Pasquali qualsiasi studente, dalle elementari al Liceo, non vede l’ora di sentire l’ultima amata campanella per poter tornare a casa. Forse si potrebbe discutere degli eccessivi compiti a casa dati in correlazione ai sempre minori giorni di riposo concessi. Forse si potrebbe discutere dello strano aspetto consumistico che ormai ha assunto questa festa completamente Cristiana, oppure si potrebbe accennare alle scelte vacanziere degli Italiani. O altrimenti potremmo parlare di qualcosa di meno intrigante, qualcosa di talmente tanto sentito da essere silenzioso, qualcosa di così terribile da ormai essere normale.

In questo articolo parleremo della Pasqua certo, ma vista dagli occhi di quei bambini che per tutto l’anno hanno vissuto i peggiori momenti della loro vita. Parleremo di innocenti dimenticati, troppo poco allettanti per poter superare il fumo creato dai meravigliosi colori delle uova e dalla primavera.

Ad esempio la storia di V.W. una bambina di cinque anni che, dopo essere stata attaccata da dei pitbull, ha riportato terribili ferite al viso. Dopo essere stata molti mesi in ospedale viene dimessa e, come primo regalo, viene portata dalla nonna in un ristorante. La piccola si siede al tavolo, sente tutti gli occhi su di se, i piedi che ciondolano dalla sedia e mille sguardi sulle sue cicatrici. Non ci vede più da un occhio, le fa molto male la mascella, ma si guarda intorno sorridendo, cercando un volto amico. Nessuno mangia più, nessuno si muove, qualche bambino chiede che cosa ha quella strana ragazzina. La nonna cerca di tranquillizzarla ma presto arriva un cameriere, sembra avere la faccia gentile ma dagli occhi V. capisce già che qualcosa non va. L’uomo parla con sua nonna, prima indica la bambina poi la porta. La donna inorridisce poi si alza in piedi e la prende per un braccio trascinandola via, non appena le due mettono il piede fuori dall’edificio il ticchettio delle posate sui piatti riprende, le persone ricominciano a chiacchierare. Sono state allontanate, le dirà poi qualcuno, perché la sua faccia spaventava le persone. Ma ora è a casa sua, davanti alle sue uova di Pasqua, o forse starà giocando con sua nonna in giardino, una bambina normale con un futuro di solitudine, chissà che faccia starà facendo adesso mentre felicemente gioca a nascondino o mangia cioccolato.

Chissà che sguardi avranno adesso, dall’altra parte del mondo, i bambini della Siria. Saviano, nella puntata del 25/03/2018 di “Che tempo che fa”, ha mostrato il video di una bambina chiusa in un rifugio, ha mostrato la stanchezza di tutte quelle persone che intrappolate sotto le bombe vogliono solo poter rivedere il cielo. I Musulmani non festeggiano Pasqua, per loro quello non sarà un giorno diverso, ma mentre noi tutti saremo insieme alle nostre famiglie a parlare o a mangiare loro saranno lì, in attesa. Sentinelle sempre vigili attente ad ogni scossa, ad ogni tremore, ad ogni suono. Stanche e con la schiena rotta da mille notti passate per terra, affamate, arrabbiate. “Quella era la terra dei bambini”, ed ora, a correre per i campi e per le strade, ci sono solo i proiettili ed i feriti. Dove sono finite tutte le risate? Dove sono tutti i giochi? Sotto intrappolati sotto le macerie di un terra violata, negli scantinati di case distrutte, tra i muri di case ridotte in polvere. Non c’è più gioia in quei luoghi dove da cinque anni continua la guerra. Per noi è Pasqua, per loro un giorno normale, un altro giorno di bombe e cenere.

Infine vorrei ricordare, anche se la lista è davvero lunga, una storia. O meglio quell’insieme di storie che sono i 400 bambini migranti morti solo quest’anno mentre cercavano di raggiungere l’Italia dalla Libia. 400 visi che sono stati risucchiati dalle onde, 400 mamme che non hanno potuto salutare mai più gli occhi dei loro piccolini, 400 papà che non li potranno mai vedere giocare a calcio o ballare su un palco, 800 scarpe rimaste a galleggiare sulle coste, 400 bocche che non rideranno più, 400 mani che non verranno accarezzate. 400 sogni spezzati. Questa sarà la prima Pasqua che il mondo vedrà senza quei 400 visi. Perché quel giorno, mentre noi rideremo e guarderemo il cielo (anche se probabilmente nuvoloso o piovoso), loro rimarranno nell’oscurità. 800 occhietti chiusi.

Ecco allora la nostra Pasqua dei bambini dimenticati. Ecco cosa vuole dire Pasqua realmente, però. Pasqua deve voler dire perdere qualche minuto a pensare a queste migliaia di vite, a queste migliaia di anime. Pasqua non significa andare solo a Messa o mangiare le Uova, Pasqua significa ricordare e ammirare il sacrificio che realmente ogni anno si compie e che ogni anno porta a Vita nuova.

 

Ufficio Stampa Liceo G.D. Cassini – Anna Mastrantuono

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