Il valore della tragedia greca ai nostri giorni

È l’ora del cannolo!!!

I giovani d’oggi dovrebbero seguire il consiglio del grande Philippe D’Averio, il quale ha suggerito loro di fare la RIVOLUZIONE, ma i nostri prodi hanno abbandonato le lotte antimilitariste dei loro nonni, sostituendo ai cannoni i cannoli e alle cannon balls (perché siamo poliglotti) i tipici, e altrettanto distruttivi per il fisico umano, arancini (o arancine, per non far torto a nessuno). Siccome è necessario fare incetta di zucchero fin dal mattino, i nostri eroi non si sono sottratti al rituale della granita con la brioche (scordatevi quell’accozzaglia di acqua e ghiaccio e di colori non proprio naturali di cui si vanta il progresso nord!!!). Dopo essersi guadagnati un posto d’onore nel girone dei golosi proprio a fianco a Ciacco (e non Ciaccio!), i nostri atleti dal fisico degno del Discobolo si sono guadagnati la corona d’alloro correndo i 100 metri piani per accaparrarsi i posti nella cavea inferiore, un tempo riservati ai membri più illustri della polis. Essendo arrivati con tre ore di anticipo e apprezzando il valore storico-architettonico ed artistico delle comodissime scalinate in pietra ellenica, hanno preferito non scalfire il bianco marmo (e non Tommi!) usufruendo dei morbidi cuscini, forniti da persone che avevano probabilmente già sperimentato il piacere sublime di passare cinque ore seduti sui famigerati gradini. Siccome il masochismo è la prerogativa di ogni classicista, i nostri, anziché dilettarsi nel simposio siculo, hanno dilettato lo spirito con una serata all’insegna della sofferenza di un vecchio mendicante cieco con figli, contemporaneamente suoi fratelli, avidi di potere: Edipo. Il buon amico di Froid (Freud per i puristi) è giunto a Colono, presso Atene (perché siamo esperti della geografia ellenica!), aspettandosi tutti i convenevoli che la csenia (per sapere di cosa si tratti consultate il buon vecchio Rocci o se preferite il GI, l’intervista al cui autore è disponibile a questo link https://www.youtube.com/watch?v=Ntf_-DL7g8s ) dovrebbe garantire. Ma a differenza dei nostri, la cui cultura culinaria è aumentata proporzionalmente ai chili, il buon Edipo ha ivi incontrato la vecchia signora con la falce. Breve parentesi seria (…). Fatto, procediamo. La tragedia, la cui messa in scena ha certamente goduto dell’atmosfera suggestiva del teatro greco di Siracusa, ha riscontrato l’apprezzamento dei nostri, essendo in grado di trasmettere quello spirito dionisiaco e ricco di pathos, tipico dell’opera sofoclea.

Immaginiamo che ora vi starete chiedendo come si comportino i classicisti a teatro [e se non ve lo state chiedendo, ve lo diciamo lo stesso (noi non siamo tirannici, perché consideriamo l’accezione che il termine aveva prima del V sec a.C.)]. Ecco, dunque, la risposta. La serietà del pubblico era pari a quella degli scrittori di questo articolo: non potendo domare gli spiriti bollenti ed entusiasti, i giovani amatori si sono esibiti a loro volta con cori da stadio, elogi ai pompieri e la hola, ripetuta fino a generare emicrania. Alcuni spettatori hanno voluto omaggiare le origini della tragedia, rifacendosi a quanto riporta Aristotele, secondo cui la primordiale forma di tragedia deriverebbe dalle rappresentazioni mimiche e coreografiche operate da persone travestite da Satiri (demoni rustici della fecondità dalle sembianze caprine nel Peloponneso, equine in Attica, appartenenti al corteggio di Dioniso). Avete indovinato! C’erano dei cosplayers dei Satiri! Ma ora addentriamoci nella seconda opera visionata dai nostri: l’Eracle di Euripide. Questa tragedia ha frammentato a tal punto le opinioni dei nostri eminentissimi grecisti da costringerci a riportare in modo quasi imparziale le questioni su cui si è maggiormente discusso. Prima fra tutte quella di far interpretare anche i ruoli maschili a donne, scelta che secondo alcuni ha generato ilarità, tradendo lo spirito tragico. Per la stessa ragione alcune interpretazioni sono state alquanto controverse, mentre altre particolarmente apprezzate. Ad avere messo d’accordo sono state sicuramente le coreografie, i costumi e alcune scelte scenografiche, visivamente spettacolari e capaci di mantenere vivo l’interesse del pubblico. Gli stasimi del coro, tuttavia, erano recitati, eppure “la musica nella tragedia greca di per sé è un elemento fondamentale per rappresentare la storia, la narrazione, le emozioni e i contenuti del dramma”.

 

Sara Brusco e Riccardo Farina – Ufficio Stampa Liceo G.D. Cassini Sanremo

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