Non Ăš solo adrenalina, scienza, scoperta, desiderio, speranza, orbita, Ăš Vita.
Il buon vecchio Paolo Nespoli ritorna sulla ISS (International Space Station): ha 60 anni, due figli e potrebbe dirsi soddisfatto.
No, risposta sbagliata, anzi, una risposta incresciosa se sei un astronauta; Paolo infatti non solo si dice, ma si dimostra assetato, energico e curioso, avendo appena cominciato la missione europea VITA (Vitality, Innovation, Technology, Ability) orbitando a 400.000 metri dal suolo terrestre. Tutti i dettagli di ciĂČ che farĂ e che ha in testa lâastronauta italiano piĂč anziano sono esaustivamente contemplati nellâindimenticabile intervista di Wired.
Vorrei perĂČ concentrarmi, al di lĂ di questa missione, sulla permanenza nello spazio, sulla brama di scoperta, sul desiderio di conoscenza che mai nessuno Ăš riuscito nĂ©, credo, riuscirĂ ad esaurire. PerchĂ© andiamo nello spazio? Alzare gli occhi al cielo Ăš sempre stato naturale ed istintivo per gli uomini, eppure le spiegazioni che ci siamo dati nellâantichitĂ sono state quasi totalmente inventate, frutto di ragionamenti teorici e dogmi non confutati.
Ora, e ancor maggiormente ogni secondo che passa, la consapevolezza da parte nostra riguardo al funzionamento e la composizione di ciĂČ che ci circonda Ăš basata su rilevazioni pratiche che confermano assunzioni teoriche che, grazie alle prime, divengono sempre piĂč sicure ed affidabili basi per nuove scoperte. Eppure, come lo stesso Paolo Nespoli afferma, in questo momento piĂč che mai gli scienziati, ed in particolare gli astronauti, sentono la necessitĂ di avere una consapevolezza slegata dalla mera realtĂ in cui viviamo e di ricercare qualcosa di superiore, di divino.
Soli, al buio, fluttuando ad osservare da una cupola di vetro ed acciaio lâimmensitĂ del pianeta Terra, Ăš difficile non far nascere in sĂ© riflessioni profonde sullâesistenza di unâentitĂ superiore che ha concepito, creato e tuttora governa il complesso, articolato e vastissimo Universo. Dâaltra parte non possiamo per ora avere lâassoluta certezza che questo cosmo sia finito, nĂ© possiamo comprenderne lâestensione, nĂ© possiamo assicurarci di essere unici e che, pur noi non vedendo altri, siano perĂČ differenti forme di vita ad osservare noi. Dunque probabilmente non Ăš la sola curiositĂ o necessitĂ a spingerci al di fuori della nostra sicura – almeno, finchĂ© non smetteremo di distruggerla – atmosfera, ma un innato, recondito ed intangibile istinto alla ricerca di Dio.
Tommi Boom – Ufficio Stampa Liceo G.D. Cassini Sanremo




