È ora di fare piccoli lievi passi sulla superficie della storia

Quando si è bambini non si è capaci di comprendere ciò che va bene e ciò che va male nel mondo; la parola più cruda è “odio” mentre la più bella è “amore”.

Questo è tutto ciò che un bambino deve conoscere per poter comprendere il senso di ciò che gli accade attorno. Crescendo si scoprono altri termini quali; “giustizia”, “ignoranza”, “leggi”, “colpevoli”, “pace”, “guerra”, “fame”, “ricchezza”.

È, però, solo nel momento in cui il piccolo riesce a collocare queste parole nei principi primi di amore e odio che davvero potrà farsi un’idea più complessa del mondo. Da adolescenti la storia è diversa, i confini tra bene e male si assottigliano e il concetto di giustizia scivola tra questa linea sottile, basta un esempio sbagliato per far, magari, ricadere l’idea nel versante sbagliato.

Eccovi una storia per comprendere quali conseguenze i fatti quotidiani possono avere sulle sicurezze di un ragazzo. Un parrucchiere di Napoli denuncia i camorristi che ogni mese estorcono il pizzo, il tribunale li condanna.

In uno stato normale sarebbe considerato un eroe, un esempio da imitare, ma (perché c’è sempre un “ma”) il nostro eroe perde magicamente tuti i clienti e ora si deve costretto a chiudere. Che conclusioni si possono trarre da questa vicenda? Quale insegnamento ne viene a un giovane? È inutile, il messaggio che passa è uno e uno soltanto: non c’è giustizia in un mondo governato dalla violenza. Fa paura ammetterlo, fa paura ad un adulto ma ancora di più ad un giovane.

In che mondo saremo costretti a vivere? Contro quali orribili realtà dovremo lottare?

Ma, ad essere onesti, la verità è che potremmo essere proprio noi quei cittadini che riusciranno a fare la differenza. Con la nostra insofferenza, con la nostra testardaggine, con la nostra arroganza.

Forse non riusciremo in tempo per la nostra generazione, ma magari per i nostri fratelli più piccoli, o perfino per i nostri figli. C’è da dire che questa non è solo teoria, perché è inutile fare supposizioni o critiche al vento, per cambiare una realtà bisogna alzarsi in piedi e parlare. Nei giorni scorsi si è potuta assaporare un po’ di questa libertà giovanile durante le proteste contro l’alternanza.

Questo dimostra che forse, al contrario di come molti dicono, abbiamo già una coscienza critica ben funzionante, ma che forse ha solo bisogno di imparare a respirare. Siamo ben consapevoli del degrado che affligge molte città della nostra Italia e, se oggi scriviamo, è proprio perché la nostra coscienza si è risvegliata e vuole urlare che noi questo mondo lo vogliamo cambiare.

Noi vogliamo sconfiggere l’ignoranza che porta ad abbandonare chi fa la cosa giusta e a rifugiarsi in vie più facili ma sbagliate. Perché se centinaia di ragazzi ogni giorno combattono per qualcosa in cui credono allora hanno il diritto di essere ascoltati, hanno il diritto di essere giudicati per quello che sono; il futuro di un mondo che continua a non appartenergli.

Quale mezzo migliore della scrittura per cominciare? Quale mezzo migliore del giornalismo per dare un nome alla realtà? Quale mezzo migliore della parola per costruire, insieme, un futuro alla portata di tutti?

 

Anna Mastrantuono – Sara Brusco (Ufficio Stampa G.D. Cassini)

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