Tre domande a Paolo Giordano

Paolo Giordano è un giornalista italiano. Lavora al quotidiano “Il Giornale” come esperto di musica leggera. Dal 2000, è inviato al Festival di Sanremo. Lo scorso novembre, ha pubblicato con Marcello Giannotti il libro “Vasco, Fabrizio e i Beatles spiegati a mio figlio”, edito da Arcana.

 

Qual è la “domenica bestiale” di Paolo Giordano?

Parlando di Festival, la mia domenica bestiale non è quella precedente, ma quella successiva. Quando si fanno i conti con i vincitori, quando bisogna scrivere i pezzi, quando bisogna andare a Domenica In, quando bisogna avere le idee chiare, nonostante sia stata una settimana nella quale si sono perse tutte le forze.

Martedì si accendono le luci dell’Ariston. Tra i brani storici che hanno vinto, quali ti rappresentano meglio?

Tra i brani storici che hanno vinto il Festival di Sanremo e che mi rappresentano, direi “Luce Tramonti a Nord Est” di Elisa. Nel 2001, è stato il primo Festival nel quale ho fatto un pezzo di anticipazione: un articolo su Il Giornale, nel quale prevedevo esattamente la vittoria di Elisa.

Per la prima volta ho iniziato una tendenza che, dal punto di vista professionale, è diventata consueta nel corso degli anni.

Un’altra canzone è “Chiamami Ancora Amore” di Vecchioni perché è stata una sorpresa, un brano di un’intensità pazzesca che mi rappresenta nella musica e nelle parole.

Ed infine “Un giorno mi dirai” degli Stadio perché in quel brano c’è tutto il rimpianto e la malinconia che un padre può avere nei confronti dei figli.

Per cosa verrà ricordata l’edizione 2017 della kermesse più famosa della televisione italiana? 

Questa edizione sarà ricordata per un tandem pazzesco sulla carta che è quello di Carlo Conti e Maria De Filippi… Mai vista una cosa del genere! La tv generalista, con questa accoppiata, conferma di essere quella che rappresenta meglio la tv in Italia, per il grande pubblico e non solo per quello snob e quello adolescenziale.

Che cosa può essere significativo? Le canzoni! È il Festival e si dovrebbero ricordare soltanto le canzoni. Le ho ascoltate in anteprima e devo dire che ci sono pezzi, come quello di Fiorella Mannoia, che sono realmente entusiasmanti ed altri, come quello di Masini – un po’ a sorpresa perché non ci avrei puntato molto – che credo possano rimanere nella storia del Festival.

 

Giorgio Giuffra

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