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La stagione della raccolta delle olive entra nella sua fase più intensa nell’imperiese, con una produzione che si presenta particolarmente abbondante rispetto agli ultimi anni.

Il clima ha contribuito a migliorare le condizioni dei frutti dopo una prima fase caratterizzata da difficoltà, mentre nei frantoi la grande quantità di olive sta richiedendo una maggiore organizzazione delle operazioni di raccolta e molitura.

Un’ottima annata

Abbiamo parlato di questo a Badalucco, presso il frantoio della famiglia Boeri, titolare di Olio Roi, il cui nome deriva dallo storico soprannome di un ramo della famiglia Boeri, che si occupa appunto di olio da cinque generazioni.

“Finora sta andando bene”, commenta Paolo Boeri. “Siamo in una stagione molto carica, ci sono olive dappertutto e sono molto belle. Grazie alla pioggia sono migliorate rispetto all’inizio, quando avevano sofferto parecchio, e quindi ho cercato di anticipare un po’ la maturazione. L’olio sta uscendo di qualità e soprattutto c’è tantissima quantità. Stiamo mettendo olive in salamoia e producendo olio fresco taggiasco ed EVO, quindi olive IGP e olio fresco taggiasco da vendere per tutta la stagione”.

La raccolta è appena iniziata e proseguirà nei prossimi mesi, seguendo anche l’andamento delle diverse zone altimetriche. Si prevede, stando a Boeri, che quest’anno si andrà verso il mese di gennaio se non anche marzo.

“Dipende un pochettino da quando gli agricoltori vogliono incominciare a raccogliere, specialmente nelle zone montane”, spiega Boeri. “Adesso il mare sta spingendo forte, mano a mano si inizia a salire con le altitudini, per arrivare poi in cima ai 700 metri e portare a casa le ultime olive della stagione”.

Il bilancio, rispetto agli ultimi anni, viene quindi considerato particolarmente positivo, anche alla luce di una stagione precedente segnata da una produzione molto più negativa dove le condizioni climatiche non avevano permesso al frutto di svilupparsi e quindi di arrivare al frantoio.

La gestione dei frantoi

Un aumento della produzione, quella invece molto positiva di quest’anno, che porta benefici ma anche alcune difficoltà nella gestione dei frantoi.

“Avere prodotto da lavorare è molto interessante, dall’altra parte c’è una gestione un po’ più complicata anche solo del frantoio”, continua Boeri. “Il flusso che una volta si aveva, per cui i contadini potevano andare a raccogliere e arrivare al frantoio senza un appuntamento, quest’anno è impossibile perché ci sono troppe olive da lavorare e non si ha abbastanza tempo”.

La raccomandazione, quindi, è quella di programmare con maggiore attenzione la raccolta.

“Una buona pratica quest’anno è cercare di chiamare prima il frantoio, trovare l’appuntamento e poi andare a raccogliere”, sottolinea. “In questo modo le olive arrivano fresche e l’olio diventa di maggiore qualità. Vale anche per chi produce olio per casa: si porta a casa un prodotto di estrema qualità”.

Il fattore clima

Il quadro resta però condizionato dall’andamento climatico. Dopo le piogge che hanno contribuito al recupero delle olive, nelle ultime settimane le precipitazioni sono state scarse. La questione climatica rappresenta poi più ad ampio respiro una delle principali sfide per il futuro dell’olivicoltura locale.

“Sicuramente il fattore clima per noi è importantissimo”, afferma. “Lavoriamo con la natura e il clima fa parte di essa. Il fatto che non piova da mesi e che in questi mesi abbiamo piovuto veramente poco, sulla natura e sull’albero si fa sentire. Abbiamo avuto molta paura che le olive fossero rilasciate a terra perché l’albero, quando va in stress idrico, tende a rilasciare il frutto per sopravvivere. Quelle piccole piogge che ci sono state hanno aiutato invece a far bere le olive, che sono diventate un po’ più belle e sono migliorate dal punto di vista qualitativo. Anche nella salamoia avranno forme più piacevoli e piene”.

“Il cambiamento climatico lo stiamo vedendo, lo stiamo subendo e non credo che andrà a migliorare nei prossimi anni. Anzi, dobbiamo essere pronti a capire quali tecniche possiamo utilizzare per salvaguardare la nostra natura e soprattutto la coltivazione dell’olivo. Le nuove tecniche, arrivare a irrigare, organizzarsi meglio negli uliveti: tutto dovrà essere fatto nei prossimi anni e a stretto giro, perché sicuramente il clima non andrà a migliorare”, continua.

L’aumento dei costi

A incidere sul settore sono anche l’aumento dei costi e le conseguenze delle tensioni internazionali.

“Si affrontano tutte le difficoltà del caso. Purtroppo siamo talmente piccoli che non abbiamo la potenza di fare delle leve di mercato per migliorare i prezzi. Le aziende del nostro livello subiscono un pochettino il mercato: se il vetro si alza, dobbiamo pagare più caro il vetro; se l’alluminio si alza, dobbiamo pagare più caro l’alluminio per il tappo o comunque per la confezione”, osserva. “Non possiamo farci niente, dobbiamo cercare di assorbire il più possibile gli aumenti, come abbiamo sempre fatto negli anni, anche nelle crisi dell’olio, per garantire un prezzo non dico fisso, ma comunque abbastanza stabile al consumatore. Cerchiamo di fare la nostra piccola parte e assorbire il più possibile queste variazioni dovute ai vari conflitti mondiali, alla natura e a tutto questo. Diventa sempre più difficile, non è facile da gestire, però si fa. Fa parte del nostro mestiere: dobbiamo gestire la produzione e l’immissione sul mercato del prodotto a un prezzo che permetta alle persone di poterlo consumare”.

Oliva taggiasca IGP, un anno dopo

Tra gli sviluppi più significativi dell’ultimo anno per il comparto c’è la possibilità di valorizzare l’oliva taggiasca attraverso la certificazione IGP, ottenuta circa un anno fa, che ne riconosce il legame con il territorio di origine.

“Finalmente le taggiasche che arrivano dalla provincia di Imperia possono essere certificate e quindi possono essere vendute come tali. Se si attivano leve di prezzo fatte da taggiasche coltivate in pianura, abbiamo finalmente un inizio di protezione che si può fare. Al cliente si può spiegare semplicemente che si chiama taggiasca perché l’oliva si chiama così, ma se viene coltivata in pianura può avere un prezzo, mentre se viene coltivata nelle sue terre natie, appunto la provincia di Imperia, ha un altro valore, perché dobbiamo coltivare ancora a mano. Si raccoglie tutto, diciamo, come una volta, su pendenze ripidissime”, conclude.

Nel video servizio a inizio articolo l’intervista completa a Paolo Boeri.