Le rotte di una leggenda

Quella di San Brendano è senza dubbio una delle più note e diffuse leggende medievali, la sua fortuna e lo status di best seller dell’età di mezzo della sua redazione scritta, la Navigatio Sancti Brendani, è testimoniato da più di centoventi manoscritti latini giunti sino a noi, un numero sensazionale se si tiene conto delle difficoltà di conservazione e della fragilità dei manufatti, e dal fatto che nessuno si è mai cimentato nell’impresa di contare i testi redatti nelle varie lingue europee, dal catalano al norvegese.

San Brendano era un monaco irlandese, vissuto tra V e VI secolo, ricordato per aver fondato il monastero di Clonfert, per essere stato l’evangelizzatore della Bretagna e, come molti altri monaci della sua terra, per i suoi viaggi per mare. La Navigatio è il racconto fantastico del suo viaggio alla Terra Repromissionis Sanctorum, durato sette anni. Banalizzando un po’, potremmo definirla una sorta di Odissea nordica in cui si fondono cultura monastica e mitologia celtica irlandese.

Molto probabilmente in Italia la leggenda si diffuse a partire dai monasteri di fondazione irlandese, ma poi divenne popolare soprattutto nelle aree marinare come Veneto, Toscana e Liguria.

Per l’ambiente veneto e toscano esistono diversi manoscritti, mentre per quello ligure non sono stati trovati tramiti colti e letterari ma solo una composizione nel dialetto loanese raccolta da “un vecchissimo pescatore di Loano” e pubblicata nel 1923, in originale e con la relativa traduzione, sul Giornale Dantesco.

Aspetto non secondario del testo ligure è la lontananza dagli altri volgarizzamenti italiani e da quello occitano e la sua vicinanza alle varianti bretoni per l’importanza conferita a San Macuto (o Maclovio, francese Malò, inglese Mac’h-Low), qui elevato quasi al ruolo di coprotagonista, e, per altri motivi, a quelle tedesche e fiamminghe.

Fenomeno questo che conferma come la ricerca delle vie di trasmissione di un mito o di una leggenda sia affascinante quanto lo studio dei suoi contenuti e come, trattando di rapporti tra le culture, i concetti di vicinanza e lontananza interpretati in modo strettamente fisico-geografico siano non solo poco utili ma, spesso, fuorvianti.

 

Francesco Sarchi

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