Al Teatro del Casinò di Sanremo, Piero Farina ha accompagnato il pubblico in un percorso dedicato al cinema, alla memoria e alla forza visionaria di Federico Fellini. Un omaggio che non si è limitato al maestro riminese, ma ha riunito cinque lavori capaci di attraversare paesaggi, storie personali e momenti della lunga carriera del regista.
“Il discorso non riguarda soltanto Fellini”, ha spiegato Farina. Tra i filmati proposti, anche un viaggio nei tre mari che circondano l’Italia – Tirreno, Ligure e Adriatico – con un’attenzione particolare al rapporto tra uomo e natura. Nel documentario ambientato vicino a Imperia, il racconto di un palombaro quasi ottantenne diventa una riflessione di grande attualità: “Bisogna avere molto rispetto per il mare: non dobbiamo occuparlo, dobbiamo semplicemente starci per quanto ci può servire e poi lasciarlo come l’abbiamo trovato”.
Il collegamento con Fellini arriva sulle rive dell’Adriatico, a Rimini, città natale del regista. Farina ha richiamato le atmosfere dell’infanzia felliniana, le strade deserte e i gesti semplici dei ragazzi di provincia: immagini che, ha osservato, “fanno molta tenerezza”, perché riportano a un’Italia segnata dall’isolamento ma animata dal desiderio di crescere e trasformarsi.
Uno dei momenti centrali del tributo è stato dedicato a “Danzando, danzando, cinema”, girato da Farina con la telecamera Rai in uno dei luoghi simbolo di Cinecittà, lo stesso palcoscenico legato a E la nave va. “È stato affascinante mettere i piedi dove è stato girato il meglio del cinema italiano”, ha ricordato il regista, sottolineando come il cinema del dopoguerra rappresentasse “il non plus ultra non solo in Europa, ma addirittura in tutto il mondo”.
I ricordi di un mentore
Nel suo ricordo personale, Farina ha raccontato anche la vicinanza al grande autore riminese: “Fellini era un uomo molto divertente e, se uno sapeva stare al posto suo, molto disponibile”. Un rapporto di osservazione e curiosità, nato sui set e sviluppato nella consapevolezza del valore unico di una stagione cinematografica irripetibile.
Per Farina, la grandezza del cinema di Fellini risiede soprattutto nella capacità di leggere il Paese e di entrare nella dimensione più profonda dell’immaginazione: “C’era la fantasia di creare anche sul piano psicologico, addirittura psicanalitico”. Un filo che riporta anche a Il viaggio di G. Mastorna, il progetto mai realizzato dal regista, evocato durante l’incontro come opera capace di interrogare il mistero della vita e della morte.
A esprimere apprezzamento per la serata è stato anche Ciro Esse, presidente del Club per l’Unesco di Sanremo: “Piero è un grande regista, un grande personaggio. Meritava, da parte nostra, del Comune e del Casinò, questa opportunità di mettersi in mostra con questa serie di docufilm”.
E ha concluso: “Un grazie a Piero Farina per quello che fa per la città di Sanremo”.
Nel video servizio a inizio articolo le interviste complete a Piero Farina e Ciro Esse.







