È stato presentato questa mattina, al Teatro del Casinò di Sanremo, il libro “I calciatori non piangono”, un’opera che invita a guardare oltre l’immagine tradizionale del calciatore, spesso rappresentata come una figura sempre forte, determinata e incapace di mostrare le proprie fragilità.
Il volume nasce con l’obiettivo di mettere in discussione uno stereotipo radicato nel mondo del pallone: l’idea che chi pratica questo sport debba essere sempre pronto a resistere alle difficoltà, senza lasciare spazio alle emozioni. Un racconto che attraversa il calcio, ma che si allarga anche alle esperienze personali, all’adolescenza e al percorso di crescita di ogni ragazzo.
Il calcio tra privilegi, sacrifici ed emozioni
A spiegare il significato del titolo è stato lo scrittore Davide Bellini, che ha raccontato l’origine dell’idea e il riferimento musicale che accompagna il progetto: “Il titolo è una citazione di una canzone dei Cure, che è ‘Boys Don’t Cry’. Ho messo insieme due mondi apparentemente distanti e l’idea era un po’ quella di andare a provocare una “stereotipia grande”, che è quella che nel calcio le emozioni, che siano tutti d’un pezzo i calciatori, che non si possa piangere, che bisogna sempre tenere un po’ duro. E quindi abbiamo voluto cominciare con una provocazione e questo è il motivo del titolo”.
Giandomenico Mesto: “La vita dei calciatori è privilegiata, ma esistono anche momenti difficili”
Tra le voci che contribuiscono a raccontare questa prospettiva c’è quella di Giandomenico Mesto, ex calciatore, che ha sottolineato come la carriera sportiva offra indubbiamente opportunità e privilegi, senza però essere priva di difficoltà.
Fare della propria passione un lavoro rappresenta una condizione fortunata, ma non significa vivere un’esistenza senza ostacoli. Il libro cerca proprio di dare spazio anche a quell’altra dimensione, fatta di momenti complicati e situazioni che possono accomunare i calciatori a tanti altri ragazzi.
“Per la maggior parte degli aspetti è una vita privilegiata, perché già il fatto di fare della propria passione, di uno sport, il proprio lavoro, quindi già quello è un privilegio. Su quello non ci piove. Diciamo che si cerca nel libro di raccontare anche l’altra parte. La stragrande maggioranza sono privilegi, però ci sono anche tanti momenti che sono i momenti della vita di un ragazzo qualunque, di una persona qualunque che incontra anche delle difficoltà, dei momenti un po’ più difficili, non equiparabili sicuramente a quelli di chi si deve alzare magari ogni mattina alle cinque per andare a fare l’operaio” ha raccontato l’ex calciatore.
Un passaggio che riconosce le differenze tra le condizioni di vita, senza negare l’esistenza di ostacoli e fragilità anche in un ambiente spesso associato al successo e alla notorietà.
L’importanza di coltivare le proprie passioni
Il tema si sposta poi sul percorso di crescita personale e sul valore delle passioni, considerate una risorsa fondamentale per affrontare gli impegni quotidiani e superare le difficoltà.
Mesto ha evidenziato come il racconto non riguardi soltanto il calcio, ma anche l’esperienza dell’adolescenza e le sfide che ogni giovane può incontrare, indipendentemente dalla strada intrapresa: “Ci sono anche degli aspetti negativi che noi cerchiamo un po’ di raccontare, non tanto solo nell’ottica calcio, ma proprio nella vita dell’adolescenza di qualsiasi ragazzo che compie il proprio percorso in qualunque situazione decida di andare. Secondo me oggigiorno già il fatto di riuscire ad avere una passione non è semplice, qualcosa che appunto ti faccia fare le cose, come nel mio caso erano gli allenamenti o il prodigarsi in una cosa che ti fa sentire meno la fatica, perché quando un qualcosa ti piace è chiaro che lo fai con una voglia, una forza, un’energia differente”.
Da qui l’invito a riconoscere il valore di ciò che appassiona, perché trovare qualcosa in cui credere e impegnarsi può aiutare a rendere meno pesanti i sacrifici necessari per raggiungere i propri obiettivi: “Quindi sicuramente inizialmente coltivare le proprie passioni, perché quello ti permette di andare avanti, facendo pesare meno quelli che sono obiettivamente i sacrifici che ogni cosa comporta nel percorso”.
Un messaggio che va oltre il campo da gioco
La presentazione al Casinò di Sanremo ha offerto l’occasione per riflettere su un aspetto spesso trascurato dello sport: dietro le prestazioni, i risultati e la dimensione pubblica dei calciatori ci sono persone che affrontano momenti di difficoltà, cambiamenti e sfide personali.
Con “I calciatori non piangono”, Davide Bellini e Giandomenico Mesto portano l’attenzione sulla necessità di superare l’idea che la forza significhi non mostrare le proprie emozioni. Un messaggio che parte dal calcio, ma parla anche ai giovani e a chiunque stia cercando di costruire il proprio percorso, ricordando l’importanza delle passioni, della consapevolezza e della capacità di affrontare anche i momenti più complessi.







