Giuseppe Antonelli è stato ospite questo pomeriggio ai Martedì Letterari al Teatro del Casinò di Sanremo.
Docente di Storia della lingua italiana all’Università di Pavia, Antonelli ha presentato il suo libro “Alfabit. L’italiano digitale dagli SMS all’IA”, pubblicato da Il Mulino.
L’incontro, curato da Marzia Taruffi, ha visto la partecipazione della professoressa Stefania Sandra e del professor Christian Del Vento. Al centro della presentazione c’è stata l’evoluzione dell’italiano nel rapporto con i nuovi strumenti tecnologici: una trasformazione iniziata con la videoscrittura negli anni Ottanta e proseguita con internet, gli smartphone, i social e, più recentemente, l’intelligenza artificiale.
“Fin dal titolo, Alphabet vuole raccontare questo, una progressiva ibridazione fra la lingua, la scrittura, l’alfabeto, che è il simbolo per noi occidentali della scrittura, e i bit, che invece sono l’unità minima della comunicazione informatica”, ha spiegato Antonelli prima dell’inizio della presentazione.
Nel libro questa trasformazione viene suddivisa in diverse fasi. La prima è quella dell’italiano digitato degli SMS, caratterizzato da abbreviazioni e sostituzioni come la “x” e la “k”, nate anche dall’esigenza di scrivere rapidamente e utilizzare meno caratteri. Poi è arrivata una seconda fase legata alla diffusione delle e-mail e dei nuovi strumenti digitali, fino all’affermazione di chat e social network.
È in questa fase che la scrittura ha iniziato a confrontarsi sempre più direttamente con immagini, video e audio, diventando più breve, immediata e informale.
L’ultima trasformazione analizzata nel volume è quella dell’italiano nell’epoca dell’intelligenza artificiale. Antonelli ha preso in esame la produzione dei sistemi di IA tra il 2023 e la fine del 2025, periodo al quale arriva la ricostruzione contenuta nel libro.
“”La scrittura deve fare i conti con l’arrivo di video, di immagini, di audio”, ha osservato Antonelli. “L’attenzione si è spostata dalla correttezza, all’inizio facevano molti errori, alla creatività”, ha spiegato.
Il libro si chiude infatti con un esperimento letterario: quattro nuove “Città invisibili” ispirate all’opera di Italo Calvino, scritte da quattro diverse intelligenze artificiali.
La scelta di Calvino non è casuale. Già nel 1967 lo scrittore si era interrogato sul rapporto tra letteratura e informatica nel saggio “Cibernetica e fantasmi”, chiedendosi se un computer avrebbe potuto arrivare un giorno a scrivere romanzi, racconti e poesie.
Per Antonelli, quella riflessione mantiene ancora oggi una particolare attualità. Calvino arrivava infatti a una conclusione sostanzialmente ottimista.
“Quello che ha sempre caratterizzato la letteratura, la vera letteratura, è sporgersi oltre i limiti del linguaggio, oltre i confini del linguaggio e forse è questo l’irriducibile umano a cui dobbiamo affidarci”, ha spiegato Antonelli. “Adesso che queste macchine sanno scrivere bene, possiamo ricominciare a scrivere male.”








