Sono passati 139 anni da quel drammatico primo giorno di Quaresima del 1887 che segnò la Liguria con il sisma più distruttivo della sua storia. Secondo l’INGV – Centro Nazionale Terremoti, la magnitudo del terremoto oscillò tra 6,4 e 7,0 Mw.
Il 23 febbraio 1887, alle 06:22, 06:29 e 08:51, tre potenti scosse sconvolsero la Liguria di Ponente, precedute già dalla sera precedente e fino alle prime ore del mattino da una serie di lievi scosse premonitrici. Le scosse delle 06:22 e delle 08:51 risultarono particolarmente intense. Secondo l’INGV – Centro Nazionale Terremoti, la magnitudo del terremoto oscillò tra 6,4 e 7,0 Mw.
L’epicentro, presumibilmente in mare al largo di Imperia, colpì duramente i comuni costieri tra Sanremo e Alassio. Diano Castello, Diano Marina, Bussana, Baiardo, Castellaro, Ceriana, Sanremo e Taggia subirono gravissimi danni, con edifici e chiese distrutti o gravemente lesionati.
Le vittime furono 631: 220 a Bajardo, 190 a Diano Marina e 53 a Bussana Vecchia, il borgo che dopo la devastazione fu abbandonato e ricostruito più a sud nel 1894, entrando nell’elenco delle ‘città fantasma’ italiane.
Ai tre eventi principali seguirono nove scosse di assestamento solo quel giorno, mentre la crisi sismica continuò nei mesi successivi fino almeno a ottobre 1887, con circa ottanta repliche documentate.
Bussana, già segnata da un terremoto nel 1831, vide crollare molte case nella parte alta e più antica del borgo. Le vittime furono 53 e i feriti 23. Il paese fu abbandonato, ma divenne simbolo di speranza grazie alla successiva ricostruzione ad opera di artisti e artigiani italiani e stranieri, trasformandosi in un centro culturale e artistico.
A Diano Marina quasi tutti gli edifici furono distrutti o gravemente lesionati: su 258 abitazioni, solo otto rimasero intatte. Le vittime furono 190, i feriti 102 e gli sfollati circa 20.000. Anche le chiese furono danneggiate, con conseguenze tragiche per i fedeli presenti. Nel 1892 venne inaugurato il Politeama Dianese Sandro Palmieri, simbolo della rinascita della città.
A Diano Castello quasi tutti gli edifici crollarono: la chiesa parrocchiale riportò gravi danni, tra cui il cedimento parziale del campanile, e 32 persone persero la vita, con circa quindici feriti.
Il comune di Bajardo, allora popolato da circa 1.700 abitanti, fu uno dei centri più colpiti. La tragedia più grave si verificò nella chiesa Vecchia di San Niccolò durante la cerimonia del Mercoledì delle Ceneri: il crollo della volta seppellì 224 persone su 226 complessive vittime, causando anche 60 feriti.
Altri centri colpiti
- Pompeiana: la borgata di Costa Panera fu abbandonata; cinque vittime e numerosi edifici in rovina rimangono come monito.
- Cervo e San Bartolomeo: danni gravissimi agli edifici, con spaccature in chiese e abitazioni; danni complessivi stimati tra 64.450 e 71.454 lire.
- Porto Maurizio: crolli parziali e gravi lesioni nelle abitazioni, per un totale di 709.800 lire di danni
- Taggia: devastazioni soprattutto nella parte centrale, con chiese e case vecchie gravemente lesionate.
- Molini di Triora e Badalucco: le località di Andagna, Corte e Glori subirono crolli e lesioni; circa 200 case risultarono inabitabili.
Il terremoto del 23 febbraio 1887 rimane il sisma più drammatico della Liguria occidentale. Luoghi come Bussana Vecchia e Bajardo restano simboli della devastazione, ma anche della resilienza della popolazione e della capacità di ricostruire comunità e speranza dopo un disastro naturale.
Fonti: Istituto Nazionale Geofisica e Vulcanologia – Centro Euromediterraneo di Documentazione – Eventi Estremi e Disastri.
Si ringrazia la ‘Communitas Diani’ per le immagini fornite sul territorio del Golfo Dianese.







