“Un piccolo scrigno, un piccolo gioiello di ricchezze”: così Alberto Ammirati, capogruppo FAI Giovani della provincia di Imperia, descrive l’oratorio di San Pietro, protagonista nei giorni scorsi di una visita che ha riportato l’attenzione su un luogo spesso ignorato, nonostante il suo valore storico e artistico.
Situato in posizione suggestiva, affacciato sul mare e sulla vallata di Porto Maurizio, l’oratorio si presenta con una facciata elegante e discreta, capace però di custodire al suo interno opere di grande rilievo. “Molti lo conoscono solo per nome, ma non vi sono mai entrati”, sottolinea Ammirati.
Una chiesa laica tra Seicento e Barocco
A raccontare la storia dell’edificio è Gabriele Oreggia, confratello della confraternita di San Pietro: “È una chiesa cattolica, ma gestita da laici, sotto la guida del vescovo e del parroco”.
L’oratorio, nella forma attuale, nasce nel 1601, per poi essere arricchito alla fine del Settecento con decorazioni barocche. Questo intervento tardivo ha trasformato l’interno in una vera e propria scenografia religiosa: “Una rappresentazione pensata per raccontare ai fedeli le leggi fondamentali del cattolicesimo”, spiega Oreggia.
Particolarmente suggestiva era la funzione liturgica degli apparati scenici, utilizzati durante il Giovedì e il Venerdì Santo per rappresentare la Passione di Cristo, in una forma accessibile anche ai meno istruiti.
Il crocifisso, tra storia e leggenda
Tra le opere più significative spicca il Santissimo Crocifisso, databile molto probabilmente alla metà del Quattrocento. Attorno ad esso si intrecciano storia documentata e tradizione popolare. “La leggenda racconta che fu trovato in mare, abbandonato da un capitano protestante”, narra Oreggia.
Trasportato dai confratelli e custodito per oltre due secoli nella parrocchiale, il crocifisso trovò poi definitiva collocazione nell’oratorio. Un restauro nel 2004, in occasione di Genova Capitale Europea della Cultura, ha riportato l’opera al suo colore originario, rivelando dettagli rimasti nascosti nel tempo.
Tradizioni perdute
Un altro elemento affascinante riguarda i candelabri processionali, realizzati tra il 1680 e il 1750 in numero impressionante. Utilizzati per le celebrazioni pasquali, furono progressivamente abbandonati dopo il 1837, con il cambiamento degli spazi liturgici e delle pratiche devozionali.
Questi oggetti raccontano una tradizione oggi perduta, ma fondamentale per comprendere il ruolo dell’oratorio nella vita comunitaria del passato.
Il ruolo del FAI e le nuove prospettive
La visita all’oratorio di San Pietro si inserisce in un più ampio progetto culturale promosso dal FAI Giovani Imperia, che punta a valorizzare il patrimonio locale attraverso la partecipazione attiva.
L’iniziativa è parte di un percorso che unisce divulgazione, ricerca e innovazione, come dimostra anche il recente convegno dedicato al rapporto tra tecnologia e beni culturali, con strumenti come modellazione 3D, GIS e intelligenza artificiale applicati alla tutela del patrimonio.
Un bene che, grazie all’impegno dei volontari e delle associazioni, torna ad aprirsi al pubblico con una nuova consapevolezza: quella di essere, davvero, un tesoro da riscoprire.
Nel video servizio a inizio articolo le interviste complete ad Ammirati e Oreggia.







