Narcotica
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La seconda serie di Narcotica riprende il viaggio sulle rotte del narcotraffico in cinque nuove puntate prodotte dal Tg3 e da Rai 3. Torna ad immergersi in quelle zone proibite dove regnano corruzione e violenza, il cui controllo è conteso dai cartelli del narcotraffico, gruppi di guerriglieri, paramilitari, gruppi di polizia autocostituita. Il focus della nuova serie è centrato sulle comunità indigene che in Sudamerica sono assediate dalla violenza dei cartelli di narcotrafficanti che li costringe a lavorare come schiavi nelle piantagioni di coca e di papavero da oppio, e dal disboscamento e dall’inquinamento messi in atto anche e soprattutto dagli stessi narcos.

Oltre 1.700 attivisti ambientali sono stati uccisi in quindici anni mentre cercavano di proteggere la loro terra, l’acqua o la fauna selvatica locale.

Il numero di omicidi dei difensori della terra nel 2019 è aumentato da due a quattro a settimana.

Dal Messico alla Colombia fino alla Calabria. Il procuratore Nicola Gratteri e i suoi uomini ci accompagnano ancora in questo viaggio con il racconto delle indagini che hanno scoperto gli affari della ndrangheta con i narcotrafficanti sud americani.

La prima puntata in onda giovedì 9 luglio in seconda serata, ci porta dentro una raffineria di eroina nello stato di Guerrero, in Messico. Per la prima volta le telecamere riescono a riprendere tutte le fasi di produzione di china white, la micidiale eroina che sta facendo strage negli USA e in Canada. Il viaggio prosegue, sempre in Messico, terzo produttore al mondo di oppio e uno dei paesi più violenti del pianeta con i 34.600 omicidi commessi nel 2019 (95 al giorno). Narcotica torna anche tra le milizie di Filo de Caballos, un piccolo villaggio roccaforte della polizia comunitaria di Guerrero che combatte una guerra feroce contro il cartello del sud. Una guerra che si è inasprita negli ultimi mesi e che ha bisogno dell’oppio per sostenersi, da un lato come dall’altro. Andiamo nello stato di Michoacan per raccontare la comunità indigena Purepecha che ha fatto una vera e propria rivoluzione per liberarsi da corruzione e violenza: la popolazione è insorta contro i trafficanti di legna che stavano devastando le foreste ancestrali, ha cacciato i gruppi criminali che avevano raffinerie di eroina nella zona e ha cacciato la politica corrotta. Da allora si auto governa e si autodifende dalle incursioni dei gruppi criminali che continuano ad operare impuniti oltre i confini della città di Cheran.

Dal Messico all’Italia con le operazioni della Polizia di Stato coordinata dalla Procura di Catanzaro nella provincia di Cosenza contro il potente clan “degli zingari” ed il racconto del Procuratore Gratteri dell’ascesa del rampollo del clan Luigi Abbruzzese, fino alla sua cattura. Le raffinerie di eroina ci sono anche in Italia, il Procuratore Gratteri ne racconta la storia dagli anni 70 ad oggi.

Un viaggio che proseguirà nelle puntate successive nei campi di coca e nei laboratori nascosti nella selva colombiana dove si produce il 70 per cento di tutta la coca prodotta nel mondo. Entriamo nel Catatumbo, la regione della Colombia al confine con il Venezuela e ci addentriamo nella giungla sul Rio de Oro, dove vivono i Motilones Barì, una comunità indigena sterminata prima dai conquistadores, poi da tre compagnie petrolifere degli Stati Uniti con il sostegno del governo colombiano che li “autorizzava a difendersi dalle proteste dei selvaggi che si opponevano all’estrazione del petrolio”. I Barì sopravvivono lavorando come schiavi nei campi di coca controllati dai guerriglieri dell’Esercito di Liberazione Nazionale. “I bambini raccolgono coca fin dai 5 anni di età, sono schiavi dei narcos e di chi consuma cocaina, basti pensare che per fare una dose un bambino Barì deve lavorare per tre settimane” racconta Don Rito Alvarez che cerca di strappare quei bambini alla schiavitù del lavoro nei campi offrendogli la possibilità di studiare. Nella seconda puntata, che andrà in onda giovedì 16 luglio, verrà raccontata la storia di Edilio: Edilio ha 16 anni. Quando ne aveva 8 ha iniziato a lavorare nei campi di coca. Edilio vive in Colombia, nel Catatumbo la regione al confine col Venezuela dove lo stato non esiste e tutto è affidato alle regole della guerriglia dell’ELN, l’Esercito di liberazione nazionale. “Sono orgoglioso di essere un Barì” un nativo dice mentre scocca frecce con l’arco tradizionale dei Motilones Barì, la comunità indigena che è stata sterminata prima dai conquistadores, poi negli anni 30 è stata decimata da tre compagnie petrolifere degli Stati Uniti con la complicità del governo colombiano che ha varato una legge che autorizzava esercito e polizia ad uccidere gli indigeni che si opponevano allo sfruttamento petrolifero. I Motilones Barì sono stati decimati una terza volta negli anni 90 dai paramilitari di estrema desta di Salvatore Mancuso che hanno, di fatto, portato la coca in quei territori dove prima non esisteva, mentre adesso si coltiva per centinaia di migliaia di ettari. I Motilones Barì sono stati costretti a rifugiarsi nella giungla intorno al Rio de Oro, il fiume che separa la Colombia dal Venezuela e si riversa nel fiume Catatumbo, che da La Gabarra arriva a Maracaibo. Il fiume è diventato un corridoio della cocaina e i Motilones Barì hanno una sola opportunità per sopravvivere: lavorare nei campi di coca che appartengono a quelli che chiamano los blancos, los colonos, i discendenti dei conquistadores. Nei campi lavorano soprattutto i bambini della comunità dei Motilones Barì. Edilio è stato il primo a riuscire a sottrarsi a quella vita, è riuscito a studiare ed a laurearsi grazie alla Fundacion Oasis de Amor y Paz, una Ong fondata da un prete di periferia italo colombiano, don Rito Alvarez che dei bambini che lavorano nei campi di coca in Colombia dice che sono schiavi, iniziano a 5 anni e lavorano per dodici ore al giorno. Per produrre una dose di cocaina che si vende nelle strade, ognuno di quei bambini lavora per una settimana intera. Don Rito Alvarez una volta l’anno va a parlare con i capi della comunità Motilones Barì per proporre ad altri bambini la stessa opportunità di studio ed emancipazione che ha offerto ad Edilio.

Narcotica proseguirà il viaggio nei picaderos, i luoghi senza legge di Tijuana al confine tra Messico e Usa, a Medellin con un incontro ravvicinato con i ragazzini armati fino ai denti dell’oficina di Envigado, il gruppo criminale erede del cartello di Pablo Escobar, a Vera Cruz in Messico, dove seguiamo la Brigada de Busqueda, un gruppo composto da centinaia di familiari dei desaparecidos messicani che scavano in una enorme fossa comune dove il cartello dei los Zetas ha bruciato e fatto sparire centinaia di persone.

Narcotica è un programma di Valerio Cataldi e di Raffaella Pusceddu.

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