Sanremo ha celebrato la “Giornata Europea dei Giusti”, istituita nel 2021 per ricordare l’esempio dei Giusti del passato e del presente e per promuovere i valori di responsabilità, tolleranza e solidarietà. La cerimonia si è svolta questa mattina al Giardino dei Giusti di Coldirodi, con la partecipazione di istituzioni, scuole e associazioni del territorio.
Presenti Leone Pippone, presidente della Famiglia Sanremasca, e Paolo Ferrari, consigliere della stessa associazione, insieme alle delegazioni scolastiche e alle realtà coinvolte nell’iniziativa.
L’evento ha assunto anche un valore commemorativo in occasione del 70° anniversario del passaggio di Coldirodi al Comune di Sanremo. Nel corso della cerimonia sono state svelate le targhe dedicate a Vito Fiorino, protagonista del salvataggio di 47 persone durante il naufragio di Lampedusa del 3 ottobre 2013, e alle sorelle Yusra e Sarah Mardini, le giovani nuotatrici siriane che nel 2015 salvarono altri migranti durante la traversata verso l’Europa. È stata inoltre effettuata la piantumazione di un Ginkgo biloba, donato dalla FIDAPA sezione di Sanremo.
La professoressa Serena Crespi, dell’istituto superiore “Colombo” di Sanremo, ha sottolineato il valore educativo e collettivo dell’iniziativa: “Questa è una giornata che nasce da un lavoro corale che coinvolge autorità, istituzioni e l’istituto Colombo, promotore insieme al Comune. Partecipano anche l’Istituto Comprensivo Sanremo Ponente, la famiglia Collant, e quest’anno abbiamo l’onore di ospitare la famiglia Sanremo e altri istituti come San Martino, Col di Rodi e Padre Semeria. Inoltre, c’è l’associazione FIDAPA che dona l’albero per la Giornata europea dei Giusti. Ogni anno al Giardino dei Giusti si pianta un albero e il Comune dona la targa. Quest’anno ce ne sono due, dedicate a Vito Fiorino, ospite oggi al Giardino dei Giusti, e alle sorelle Mardin, due sorelle siriane fuggite dalla guerra civile nel 2015”.
Nel corso della giornata è intervenuto anche Vito Fiorino, che ha ricordato l’esperienza del salvataggio avvenuto a Lampedusa nel 2013.
“Mi sono trasferito a Lampedusa nei primi anni 2000”, ricorda. “Avevo un’azienda a Milano, ma ho capito che dovevo restare su quell’isola. Sono anch’io un migrante del Sud degli anni ’50, da Bari a Milano. A Lampedusa ho una barca, che inizialmente si chiamava ‘Nuova Speranza’, poi ribattezzata ‘Mara’, che in arabo significa ‘Luna’. Quella notte non c’era la luna. Eravamo in barca con amici e, come spesso accadeva, ci eravamo fermati in rada. Verso le 6:30 del mattino ho sentito il motore accendersi e poi spegnersi. Un amico mi ha chiesto se sentivo urla in mare. Non sentivamo nulla, ma ci siamo spinti al largo e ci siamo trovati davanti a circa 200 persone che chiedevano aiuto”.
Fiorino ha poi raccontato le difficoltà del momento decisivo del salvataggio: “Io con la mia barca potevo salvare una sola persona: eravamo omologati per nove. Ma è scattato un senso di umanità. Ho pensato di salvarne quattro o cinque, ma quei quattro o cinque sono diventati tutti quelli che potevamo aiutare insieme ai miei amici. Abbiamo salvato 47 persone: 46 uomini e una donna”.








