il ragazzo e la tigre

Brando Quilici è il protagonista della seconda giornata della diciassettesima edizione del Ponente International Film Festival, rassegna cinematografica dedicata all’uomo, alla natura e alla terra, organizzata dall’associazione culturale onlus “La Decima Musa” con il contributo di Mibact – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, Regione Liguria e città di Bordighera.

Una bella storia ricca di avventura e di emozioni quella che offre il film Il ragazzo e la tigre di Brando Quilici (Italia 2022, 94’), presente in sala, sabato 3 dicembre alle 20.30 al cinema Olimpia. La pellicola intende sensibilizzare sulle tematiche legate alla salvaguardia dell’ambiente e della biodiversità, in modo particolare sulla sempre più urgente questione della scomparsa delle tigri di cui restano poche migliaia di esemplari in libertà. La profonda complicità tra il giovanissimo protagonista e il bellissimo tigrotto riuscirà a colpire molti cuori e a far riflettere su un argomento così importante. Balmani è un bambino di 9 anni che ha perso la madre nel terremoto che ha devastato il Nepal, ed è stato mandato in un orfanotrofio lontano da casa. Il ragazzino vorrebbe tornare nella sua Kathmandu, e a nulla valgono le attenzioni che Hannah, responsabile dell’orfanotrofio, gli riserva, immedesimandosi nel suo smarrimento: anche lei infatti è un’orfana, e ha la missione di aiutare chi ha subìto la sua stessa sorte. Nella zona alcuni bracconieri uccidono una tigre del Bengala e le sottraggono il piccolo, ma Balmani, in fuga dall’orfanotrofio, vede il cucciolo e lo libera, portandolo con sé. Sarà l’inizio di un lungo viaggio per consegnare la giovane tigre, che il ragazzo ha chiamato Mukti, all’antico monastero Taktsang sull’Himalaya, conosciuto come ‘la tana della tigre’ e che fin dal nome si qualifica come luogo sicuro per quell’animale selvaggio sacro ai monaci. E Hannah troverà il modo di accompagnare i due nella difficile impresa. Il piccolo Balmani viaggerà con il tigrotto in luoghi affascinanti e misteriosi, attraverserà fiumi, giungla e pianure subtropicali, nevi perenni e antiche rovine, ma si muoverà anche nel caos delle strade affollate di Kathmandu, incontrando, tra gli altri, una comunità di nomadi e un gruppo di ‘cacciatori di miele’. Il ragazzino e il tigrotto saliranno poi a bordo di uno spericolato sidecar e di una piroga, percorreranno la foresta e si inerpicheranno sulle montagne, troveranno rifugio in una casa diroccata e in una tenda, dopo aver dormito all’addiaccio.

Brando Quilici – biografia

Figlio di Folco Quilici, Brando, nato a Buenos Aires nel 1958, è un cineasta e documentarista italiano indipendente ma è anche autore di racconti e saggi oltre ad essere uno strenuo difensore della natura. Ha lavorato per molti speciali su reti statunitensi, tra cui National Geographic Channel, Discovery Channel, PBS (NOVA) e su reti europee tra cui Channel 4, ZDF, France 5 e Rai. Ha vinto numerosi premi, tra cui quelli al Jackson Hole Film Festival e al Trento Film Festival. La sua società di produzione, la HD PRODUCTIONS srl, ha sede a Roma. Ha trascorso tre anni nell’Artico per produrre e dirigere la serie in 13 episodi intitolata ‘The Arctic’, con la fotografia del pluripremiato Doug Allan e le musiche di Philip Glass. La serie è stata trasmessa in tutto il mondo in prima serata da Discovery Channel e ha vinto la Golden Palm for Best Television Series al Festival Internazionale di Antibes.

Per quanto riguarda più specificamente la filmografia, nel 2014 con il produttore premio Oscar Jake Eberts ha prodotto ‘Il mio amico Nanuk’, che è anche il titolo del romanzo scritto dallo stesso Quilici. Si tratta di un film di azione e avventura famigliare ambientato tra i ghiacci dell’Artico canadese. Diretto da Roger Spottiswoode e da Quilici, il film è interpretato da Dakota Goyo, Goran ViÅ¡njić e Bridget Moynahan e scritto dal premio Oscar Hugh Hudson. Del 2022 è ‘Il ragazzo e la tigre’: una storia ricca di avventura e di emozioni che intende sensibilizzare sulle tematiche legate alla salvaguardia dell’ambiente e della biodiversità, in modo particolare sulla sempre più urgente questione della scomparsa delle tigri di cui restano oggi poche migliaia di esemplari in libertà. Tra gli interpreti, il giovanissimo attore indiano Sunny Pawar e Claudia Gerini.

Brando Quilici ha numerose passioni e talenti, tra i quali v’è pure la scrittura. Tra i libri merita ricordare: ‘Enigma Nefertiti. Il più grande mistero dell’antico Egitto’ (scritto insieme all’archeologo egiziano Zahi Hawass, 2017), ‘Action now. Protagonisti di un’incredibile America’ (1993) e il già citato ‘Il mio amico Nanuk’ (2014).

Del padre Folco ha dichiarato: “Non mi ha mai insegnato niente direttamente. Io lo seguivo ovunque, su campo, e così imparavo. Con un’eccezione, quando per insegnarmi ad andare sott’acqua a sette anni nel porto di Ponza sono quasi affogato”. In alcune interviste ha poi ricordato il padre come “un corridore, cui era difficile stare dietro”. Un uomo fortunato, che aveva “una parte giornalistica ereditata da mio nonno e un’artistica della madre che era pittrice”.

In un’intervista del 2019, alla domanda della giornalista Adriana Soares su come è nata la sua voglia di fare cinema, Brando ha così risposto: “La storia di fare cinema nacque perché avevo una storia che volevo raccontare, la storia di una grande amicizia. Di un bambino che vuole salvare un cucciolo di orso polare. Mio padre aveva fatto un film scritto con Italo Calvino, nel1962, che si chiamava ‘Ti-Koyo ed il suo pescecane’. Era la storia di un bambino che diventava amico di un piccolo di squalo tigre ed io ero sempre rimasto molto affascinato da questa storia. Quindi, ogni volta che mi trovavo in paesi lontani per un documentario, mi ritornava in mente la storia di Ti-koyo. Immaginai allora che una storia così sarebbe potuta accadere anche in Artico, naturalmente, al posto dello squalo ci sarebbe stato un orso bianco. Lavorai alla sceneggiatura per diversi anni, poiché per un documentarista fare un film a soggetto è stimolante, dal momento che realizzare documentari implica filmare quello che succede veramente, invece, nella fiction puoi lasciar correre la tua immaginazione. Puoi scrivere tutte quelle cose che, quando giri un film documentario, non accadono. Realizzando un documentario devi stare attento a qualunque cosa succeda e a non perderla, tenendo ben presente che non puoi mai influire sui fatti. Devi cercare di essere invisibile con la cinepresa. Diversamente, nel cinema puoi fare quello che l’immaginazione ti suggerisce. È come dipingere un quadro rispetto a scattare una foto. La foto non la si può cambiare, il quadro non ha confini per l’immaginazione”.

Ingresso gratuito.