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Ci risiamo. Come ogni anno, puntualmente torna l’emergenza incendi, e i nostri cieli si riempiono in pochi istanti del suono monotono dei canadair che sfrecciano avanti e indietro.

Vittima d’eccellenza ogni anno è il nostro primo entroterra, quella meravigliosa macchia mediterranea irta sulle colline che si tuffano in mare, ricca dei pini silvestri il cui profumo denso di resina si spande nell’aria portando facilmente le fiamme sui crinali, ordinate e fameliche schiere al servizio dell’imbecillità umana.

Sì, perché non è mai un caso, almeno quasi mai, a provocare questi incendi, ma la stupidità della nostra razza, che nel pieno dell’ondata di calore e della crisi idrica ci sa regalare oggi ben due fuochi, uno sulle alture di Verezzo e uno alle cave di San Giorgio, nel comune di Taggia.

E mentre perdiamo ettari di preziosi boschi, colture, bestiame e abbiamo paura per le case, ecco che qualcuno guarderà da qualche parte con un sorriso beffardo, soddisfatto del risultato.

Non penso valga la pena spendere anche solo una parola in più per questi “artisti del rogo”, possa nessun museo e nessuna galleria d’arte esporre mai più il frutto della loro malata creatività.