casa serena

“Questo matrimonio non s’ha da fare, né domani, né mai”. Probabilmente, parafrasando proprio questa citazione dei “Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni pronunciata da uno dei Bravi, gentaglia violenta e senza scrupoli al soldo di Don Rodrigo, grande boss del luogo, nei confronti di Don Abbondio in merito al futuro matrimonio di Renzo e Lucia che non deve essere celebrato, potrebbe stare la migliore e più celere soluzione della tragica e scandalosa vicenda di Casa Serena. Nell’ordine minaccioso dei Bravi è sufficiente cambiare solo la parola “matrimonio” con la parola “contratto”: questo “contratto” non s’ha da fare, né domani, né mai. A pronunciarla, stavolta con coraggio, determinazione, trasparenza, dovuta documentazione dovrebbero essere, in primis, il sindaco di Sanremo Alberto Biancheri, con tutta la sua giunta, la sua maggioranza ed approvarla anche l’opposizione, da settimane sulle barricate. Basta, visto come stanno malamente andando le cose a Casa Serena, stracciare il contratto di vendita (sarebbe meglio dire affitto a babbo morto con conguaglio alla scadenza del decimo anno) che il Comune, proprietario e gestore della struttura da mezzo secolo, ha firmato con la società privata My Home. Dal 1 settembre, infatti, la Rsa matuziana non è più di Palazzo Bellevue e di Sanremo, ma di proprietà, amministrata e gestita maldestramente (secondo sindacati Cgil, Uil, Cisl e non solo) dal presidente e direttore Rosario Maniscalco (My Home).

La recente e tragica fine di un’ospite di Casa Serena, trovata nella notte soffocata nel suo letto dalla cintura di contenzione, deve essere chiarita al più presto. È vero, c’è un’indagine in corso, la polizia sta indagando, è stata fatta l’autopsia, la famiglia della povera anziana ha presentato denunce precise, l’Asl1 sta facendo ispezioni a raffica rilevando situazioni deprecabili (una è in corso anche nel momento in cui andiamo in onda). In Prefettura ad Imperia sempre stamane c’è stato un incontro tra sindacati, sindaco, amministratori di Sanremo, dirigenza My Home, sono state mosse accuse pesanti. In molti si aspettavano che il contratto venisse annullato, non è stato così, martedì ci sarà un’altra riunione, My Home starebbe facendo marcia indietro su licenziamenti in massa. Si è parlato di riassumere i dipendenti che erano in forza quando amministrava Palazzo Bellevue, un centinaio contro i 50 previsti da My Home. Parole, fatti? Su questa pratica ci sono troppe domande. L’opinione pubblica si chiede, per esempio, come ha fatto il Comune a vendere Casa Serena ad una società con un capitale sociale di solo 10mila euro. Che tutela ha previsto? Esiste davvero un contratto firmato? Stamane in Prefettura se lo sono chiesti in molti, addirittura parrebbe di no.

Poi è esplosa la “bomba”: è stato detto (speriamo non sia vero…) che stanotte non ci sarebbe stato neppure 1 solo infermiere ad assistere i 95 ospiti di Casa Serena. “Fatto gravissimo – è stato detto – perché molti anziani anche di notte hanno bisogno di terapie, di assumere medicine, di essere controllati. Assistenza che deve assicurarla un infermiere qualificato. Nessun altro. Se non c’era, perché, cos’è successo? Due i casi: la terapia non è stata somministrata agli ospiti che ne avevano bisogno (fatto gravissimo) oppure a farla è stata una persona che non aveva titolo. Un’addetta alle pulizie? Chi? Fatto ancora più grave.

Molti parenti di ricoverati sono giustamente furiosi, minacciano denunce, vogliono sapere, essere certi che ai loro cari sia garantito tutto il necessario benessere. Se stanotte qualcuno si fosse sentito male? Se qualcuno fosse caduto dal letto o avesse avuto bisogno urgente di un infermiere, di un Oss? Altro che tagliare il 50% dei dipendenti a vario titolo che vi lavoravano sino al 31 agosto scorso.

Si starebbe formando un “comitato parenti” per chiedere più controlli, più interventi all’Asl1, sopralluoghi da parte dei carabinieri del Nas per verificare medicinali, pulizia, cibo, sicurezza, impiego e ruolo anche di volontari. Nei corridoi della Prefettura stamane abbiamo registrato pure questa voce: ci sono persone che si rifiutano di registrarsi in portineria, in barba al Coronavirus.

Una sequela di situazioni e problemi senza fine che deve essere assolutamente interrotta al più presto. Dio non voglia che un altro ospite muoia…

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