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La morte di Francesca Gemelli, la signora di 89 anni, ospite della residenza per anziani “Casa Serena” di Sanremo, trovata da un infermiere “impiccata” nel suo letto poco prima dell’alba di martedì scorso, soffocata dalla cintura di contenzione che le era stata applicata per non farla cadere, poteva essere evitata?

Per fare piena luce su questa tragedia, che ha sconvolto l’intera Riviera dei fiori, creato allarme, ansia, insicurezza soprattutto tra gli altri 95 anziani ricoverati ed ai loro famigliari, continuano a tutto campo indagini, interrogatori, richiesta di chiarimenti, acquisizione di cartelle cliniche, sopralluoghi delle forze dell’ordine coordinate dal procuratore di Imperia Alberto Lari. L’inchiesta procede per omicidio colposo, due sono attualmente le persone indagate, presto il numero potrebbe aumentare anche se per “atto dovuto”.

Da ieri sono ascoltati i responsabili di vari settori di Casa Serena, a partire dal vertice sanitario, le due Oss (una pare dovesse fare anche le pulizie), l’infermiere di turno la notte della tragedia. Un forte contributo alle indagini verrà dato dai risultati dell’autopsia, immediatamente richiesta per fare piena luce dalla figlia e da parenti della sfortunata Francesca Gemelli, che verrà fatta nei prossimi giorni.

Molte sono le domande che si fa l’opinione pubblica sull’accaduto. Sindacati, partiti d’opposizione accusano il sindaco Biancheri e la sua maggioranza di centro sinistra di avere sbagliato a “svendere” Casa Serena, di proprietà e gestita sino ad agosto scorso dal Comune, alla società privata “My Home” di Vercelli senza aver garantito la continuità del posto di lavoro a tutto il personale in carica, infermieristico, sanitario e di tutti gli altri settori. Un centinaio di persone che oggi sono prese in carica da “My Home” solo al 50% e con metodologie contestate. Gli altri dipendenti dal 1 settembre si trovano, di fatto, “licenziati”.

Il sindaco Biancheri, capendo la gravità della situazione nell’ultimo consiglio comunale è stato chiaro, pronto a far saltare il contratto se i nuovi proprietari non manterranno quanto era stato concordato. Stipulato, forse con troppa fretta ed ansia per far quadrare i bilanci: la gatta frettolosa, da sempre insegna che fa gattini ciechi. Fondamentale sarà la riunione tra le parti che si terrà il 14 settembre.

Mercoledì un centinaio di persone, sindacati, dipendenti di “Casa Serena” da 10 giorni “senza lavoro”, molti famigliari degli attuali ospiti di “Casa Serena” hanno manifestato a Palazzo Bellevue affinché torni presto il rispetto delle regole: lavoro, giusti contratti, dovuta assistenza sanitaria agli ospiti della Rsa, tranquillità ai loro famigliari. Insomma non si può ridurre un corpo lavoro ad una sessantina di persone quando a Casa Serena gli ospiti sono oggi ben 94 e la capacità di accoglienza, posti letto e tutto il resto, può arrivare anche a 150, 180 ricoverati. Il personale, qualificato ad ogni livello, secondo parametri dovrebbe essere almeno di 100 unità.

Alla manifestazione di “protesta civile” a Palazzo Bellevue c’eravamo anche noi. Ecco alcune sintesi delle dichiarazioni di sindacalisti, personale “licenziato”, da 10 giorni senza paga, e famigliari degli ospiti di “Casa Serena” sull’inaccettabile situazione. Purtroppo c’è poco da meravigliarsi perché mai come di questi tempi in tutta la provincia di Imperia, e non solo, le aziende dei servizi più importanti e fondamentali a gestione pubblica, sono disastrati, pessimamente amministrati, sull’orlo del baratro. Il fallimento è alle porte, non c’è che l’imbarazzo della scelta a cominciare da “Riviera Trasporti”, concordato preventivo dopo un’ingiunzione per 3,3 milioni di debiti, a rischio il servizio di trasporto pubblico, posti di lavoro, problemacci per il presidente della Provincia, Domenico Abbo, per arrivare alle nuvole su concordato e interrogativi legali in merito alla pesantissima situazione economica di Rivieracqua, con debiti per decine di milioni di euro. Desolante fotografia di troppi pubblici amministratori del Ponente ligure.

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