Nel fondovalle, stretto tra le montagne e attraversato dal torrente che gli dà il nome, Borghetto d’Arroscia conserva le tracce di una storia che affonda le proprie radici nel Medioevo.
Il paese si sviluppa lungo il corso d’acqua, poco più a monte della confluenza con il rio Calabria, in una posizione che nei secoli ha favorito l’agricoltura e le attività legate alla forza dell’acqua.
Il territorio comunale conta oggi poco meno di quattrocento abitanti e comprende, oltre al capoluogo, le frazioni di Gavenola, Gazzo, Leverone, Ubaga, Ubaghetta e Montecalvo.
Un tempo Borghetto d’Arroscia faceva inoltre parte dell’antico Mandamento di Pieve di Teco, composto da quindici comuni.
La prima attestazione documentata del nome risale al 1496, quando compare la dicitura latina “ecclesia Sanct Marci de Burghetto”. L’insediamento, tuttavia, ha origini precedenti. In epoca medievale una parte della popolazione proveniente dalla costa si spostò verso la media valle Arroscia, dove la presenza del torrente favorì lo sviluppo di mulini, officine e ferriere, accanto alle attività agricole e alla raccolta dei frutti.
Nel corso dei secoli il territorio passò sotto il controllo dei marchesi di Clavesana e successivamente entrò nell’orbita della Repubblica di Genova, seguendone le vicende fino alla dominazione napoleonica.
Il patrimonio del capoluogo conserva ancora alcuni segni di questa lunga storia, come ad esempio nella chiesa parrocchiale di San Marco Evangelista, nella configurazione attuale risalente al XVII secolo, con caratteri barocchi.
Ma è soprattutto il rapporto con l’Arroscia a definire il paesaggio di Borghetto, anche nei cenni torici tutt’ora visibili avventurandosi per il paese.
A pochissima distanza dal centro si trova l’antico ponte medioevale. Chiamato spesso “ponte romano”, questo millenario viadotto è caratterizzato dalla tipica struttura “a schiena d’asino” tipica del Medioevo. Ancora praticabile a piedi, permette di attraversare il torrente e osservare dall’alto il corso dell’Arroscia.
Accanto al torrente corre l’antica bialera “BEO“, un canale realizzato parallelamente all’Arroscia per portare l’acqua agli orti che si sviluppavano lungo il paese e alimentare l’antico frantoio e il mulino posto alla sua estremità, mettendone in movimento la ruota.
Attorno al corso dell’Arroscia si sviluppa un paesaggio agricolo fatto di frutteti e vigneti, legato a una produzione di prodotti tipici che rappresenta ancora oggi una delle componenti dell’economia locale e dell’attrattività turistica della valle.
Anche la storia più recente ha lasciato le proprie tracce. Durante la Seconda guerra mondiale il territorio fu interessato dall’attività partigiana e dai combattimenti che coinvolsero l’Alta Valle Arroscia. Nella notte del 6 ottobre 1944 il partigiano Rajmond Rossi, conosciuto come “Ramon”, fece saltare il ponte di Borghetto per interrompere i collegamenti stradali in vista degli scontri con le colonne tedesche presenti nella valle.







