Il ricambio generazionale rappresenta una delle questioni più sentite in Liguria e nella provincia di Imperia, toccando direttamente lo stato dei comparti produttivi locali.
Si tratta di una sfida strettamente legata alla necessità di prevenire o attenuare gli effetti dell’“inverno demografico”, fenomeno per il quale questa zona d’Italia si pone come un punto di riferimento avanzato.
Per un settore dalla grande tradizione come la floricoltura, che da tempo ha visto ridimensionarsi il proprio ruolo all’interno dell’economia provinciale, la possibilità di attirare nuove leve nel settore è un elemento guardato con molta attenzione da alcuni enti, che in tal senso stanno cercando di attuare alcune misure.
A un anno dall’avvio del progetto “Ricoltiviamo”, promosso dai Rotary Club della provincia di Imperia proprio a tal scopo, abbiamo fatto una chiacchierata con il presidente del Rotary Club Sanremo, Sergio Viglietti, che rappresenta peraltro anche un fattore nell’export del settore qui in provincia, sullo stato dell’arte tanto del progetto quanto in generale delle nuove adesioni.
L’iniziativa, nata dalla collaborazione tra i club del territorio e il Distretto 2032, si inserisce in un percorso più ampio volto a stimolare un nuovo ciclo produttivo legato al fiore reciso, al vivaismo e, più in generale, all’agricoltura. Tra le prime azioni, l’organizzazione di una tavola rotonda ospitata a Villa Ormond, che ha visto la partecipazione di oltre cento studenti provenienti da diversi istituti del territorio, tra cui l’Accademia Ligure Agroalimentare, il liceo Cassini e l’istituto Ruffini-Aicardi.
“Ricoltiviamo è un progetto che abbiamo lanciato come Rotary Club Sanremo Embry, insieme al Rotary Sanremo e al Rotary Imperia, ossia creare un hub dove si possano avere tutte le informazioni per chi si vuole avvicinare alla coltivazione dei fiori”, spiega Sergio Viglietti. “È un format replicabile anche per altre tipologie di prodotto, che possono essere i vasi di Albenga, o vigna, olivo, qualsiasi prodotto agricolo. Nello specifico, noi abbiamo avviato una collaborazione con la scuola, con l’Istituto Aicardi, dove ci sarà poi l’apertura a breve di un ufficio”.
Il progetto punta infatti a creare un punto di riferimento concreto per chi intende intraprendere un percorso nel settore.
“Praticamente, a questo ufficio dell’Istituto Aicardi si potranno avvicinare le persone che hanno bisogno o volontà di intraprendere una carriera lavorativa con i fiori, che sia nella produzione, nel commercio, nella distribuzione, nella manovalanza, o come imprenditori di se stessi, proprio a 360 gradi”, prosegue Viglietti. “Lì ci sarà la possibilità di avere informazioni su quali terreni ci sono disponibili, su quale coltivazione si può fare, come farla e a chi venderla. Quindi direi che è un progetto molto bello, molto difficile da concretizzare, però utile per noi commercianti, perché avremo sicuramente qualche prodotto in più, ma anche utile per la società, perché ci saranno magari alcune aziende che non saranno più incolte, ma torneranno a essere coltivabili, con benefici per il territorio”.
Accanto alla costruzione di strumenti operativi, emergono segnali di rinnovato interesse tra i giovani.
“Sì, ci sono stati nuovi ingressi”, osserva il presidente del Club. “Ci sono dei ragazzi che, uscendo dalla scuola di Agraria, adesso sanno che esiste il nostro settore. Da qualche anno la scuola li forma anche per il fiore reciso, e alcuni intraprendono la carriera agricola oppure si avvicinano: io stesso ho un paio di ragazzi che sono usciti dalla scuola e lavorano da noi come imballatori, come compratori, trovando la loro strada”.
Un fenomeno che non riguarda esclusivamente i più giovani, ma anche chi arriva da altri contesti.
“Ci sono persone che vengono da altri Paesi meno fortunati del nostro e cercano qui una loro identità e hanno trovato nella coltivazione, ultimamente anche di ranuncoli, la loro strada lavorativa in Italia”, conclude Viglietti.
L’intervista completa a Viglietti nel video servizio a inizio articolo.







