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I rincari dei carburanti registrati in Italia nei primi giorni di marzo 2026 – subito dopo la guerra all’Iran avviata da Donald Trump e Benjamin Netanyahu – stanno procurando grosse ripercussioni su diversi settori.

L’aumento del prezzo del petrolio e le dinamiche speculative che ne sono derivate stanno infatti incidendo in modo pesante anche sul comparto agricolo e su quello della pesca ligure.

Le parole di Domenico Pautasso

A fare il punto sulla situazione ai nostri microfoni è Domenico Pautasso, direttore di Coldiretti Imperia.

“Gli effetti stanno mettendo a dura prova le imprese agricole ma anche il settore della pesca. Proprio per questo Coldiretti ha presentato nei giorni scorsi un esposto alla Procura della Repubblica e alla Guardia di Finanza per fare chiarezza sulla situazione, perché è evidente che c’è una speculazione in atto”, ha esordito Pautasso.

Pesca

Le conseguenze sono particolarmente gravi per il settore della pesca ligure, dove il costo del carburante rappresenta una delle principali voci di spesa. “Qui abbiamo una flotta composta soprattutto da imbarcazioni medio-piccole e già in condizioni normali il carburante incide per circa il 50% sui costi di gestione di un’attività come quella della pesca. Un aumento di questo tipo rischia di mettere completamente in ginocchio il comparto“, ha spiegato.

Il rischio concreto, secondo Coldiretti, è che molte barche possano decidere di restare ferme in porto. “Il pericolo più grande”, ha aggiunto, “è proprio che i pescherecci non escano più in mare perché i costi non sono sostenibili. In questo caso il rischio è che altre imprese della pesca chiudano”.

Agricoltura

Secondo Coldiretti, gli aumenti registrati non sono uniformi e colpiscono in modo più pesante alcuni comparti produttivi. “Abbiamo visto rincari di carburanti alla pompa tra i 18 e i 22 centesimi“, ha proseguito, “mentre per il mondo agricolo l’impatto è arrivato fino a 45 centesimi. È evidente che qualcosa non torna, che c’è una speculazione in atto”.

Ma l’aumento del prezzo del petrolio non si ferma al carburante. Le ricadute si estendono infatti a numerosi altri fattori produttivi utilizzati in agricoltura. “L’aumento del petrolio innesca una catena di rincari“, ha dichiarato il direttore, “che riguarda fertilizzanti, film di pacciamatura per le coltivazioni orticole e floricole, tubi per l’irrigazione, serre a tunnel e lubrificanti per le macchine agricole. Tutti elementi fondamentali per le aziende agricole. Insieme che porta a una situazione non accettabile“.

“Abbiamo chiesto al Governo di intervenire con il meccanismo delle accise mobili”

Una situazione che richiede interventi immediati. “Oltre all’esposto presentato alle autorità abbiamo chiesto al Governo di intervenire con il meccanismo delle accise mobili. Quando il prezzo del carburante sale, aumenta automaticamente anche il gettito delle accise: per questo chiediamo una riduzione temporanea che possa calmierare almeno in parte questa situazione”, ha concluso.

Nel video-servizio a inizio articolo le parole di Pautasso.