Continuano le interviste negli studi di Riviera Time, questa volta è venuto a trovarci l’alpinista imperiese Lorenzo Gariano il quale ci ha raccontato la sua esperienza quasi quarantennale alla conquista di vette sparse su tutto il globo.

Nato in Inghilterra trascorre un’infanzia roccambolesca a causa di una patologia, asma cronica bronchiale, che lo obbliga, insieme ai suei familiari, a migrare nella città ponentina di Imperia.

Qui frequenta l’Istituto Agrario di Sanremo che fa nascere in lui la passione per l’ecologia e la botanica. Successivamente torna in Inghilterra dove trascorre una tipica vita adolescenziale tra concerti pop e rock quando, all’età di 21 anni, diventa padre; questa condizione gli farà cambiare atteggiamento responsabilizzandolo in quanto tale.

La vita scorre per Lorenzo fino a quando non è colpito da una grave perdita, il padre si spegne inaspettatamente all’età di 50 anni. Questo lutto lo porta a ragionare sull’ineluttabilità della vita decidendo che era arrivato il momento di sfidare quella patologia che da bambino lo faceva correre dietro un pallone con più fatica degli altri.

Inizia a viaggiare per il mondo all’età di 26 anni in luoghi turistici che però fanno scaturire in lui il desiderio di qualcosa di più impegnativo. Siamo nella metà degli anni ’80 e il suo peregrinare lo porta a visitare l’immenso continente africano, dove si misura per la prima volta con un monte che ha un’altezza di tutto rispetto: il Kilimanjaro (5895mt). Raggiunge la cima, sorpreso dal fatto che la sua escursione si è rivelata più facile del previsto e inizia a ragionare sul fatto che forse scalare qualcosa di più difficile potrebbe essere alla sua portata nonostante il suo handicap, tant’è vero che man mano che saliva in quota Lorenzo non sentiva la mancanza di ossigeno come gli altri alpinisti: la sua disfunzione lo favoriva, in quanto era abituato alla mancanza di ossigeno fin da bambino.

Le montagne da conquistare sono molte e Lorenzo approda successivamente in Argentina per una nuova e stimolante avventura misurandosi con i pendii del Aconcagua (6962 mt), e sarà lì che il suo destino cambierà per sempre. Durante il percorso conosce un alpinista che stava partecipando al progetto “Seven Summits”, il quale consiste nel raggiungere la vetta dei sette monti più alti dei sette continenti. L’alpinista ponentino raggiunge la cima del Aconcagua aggiudicandosi una delle sette montagne della “Seven Summits” decidendo di scalare tutte le altre. Inizia così a collezionarle una dopo l’altra: il Kilimanjaro in Tanzania (5895 mt già presente nella sua collezione come del resto l’ Aconcagua in Argentina con un altezza di 6962 mt), Elbrus in Russia (5633 mt), il Denali in Alaska (6195 mt), il maestoso Everest in Tibet (8848 mt) al quale Lorenzo è estremamente legato da un punto di vista spirituale ed emotivo, il Carstensz in Indonesia (4884 mt) e infine il Vison Massif in Antartide (4897 mt).

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