Ironia, leggerezza e profondità insieme: sono gli ingredienti che da sempre caratterizzano la scrittura e il modo di raccontare di Alice Basso, capace di affrontare temi complessi con uno stile brillante, senza mai rinunciare alla sensibilità. È stato questo il filo conduttore del secondo appuntamento della quindicesima edizione del festival letterario ‘Due parole in riva al mare‘, andato in scena ieri sera nella Piazzetta a San Lorenzo al Mare.
Due parole in riva al mare
La rassegna, organizzata dall’omonima associazione culturale presieduta e diretta artisticamente dalla libraia Nadia Schiavini, con il patrocinio della Regione Liguria, dopo l’apertura a Diano Marina con Catena Fiorello Galeano, ha accolto una piazza gremita di pubblico per l’incontro con la scrittrice torinese, autrice del romanzo ‘Le ottanta domande di Atena Ferraris‘ pubblicato da Garzanti.
Una serata partecipata, con numerosi lettori presenti e con una particolare attenzione da parte degli studenti del Liceo Classico Vieusseux di Imperia, ragazzi preparati e coinvolti, capaci di dialogare con l’autrice entrando nel cuore dei temi affrontati nel libro.
Le parole di Cinzia Balestra
“Un appuntamento che rinnoviamo ogni anno e quest’anno siamo molto contenti di iniziare con Alice Basso. Siamo orgogliosi di avere qui una rappresentante della scuola e siamo felici di ospitare i ragazzi. Inauguriamo anche questa nuova location, dal palco giù al mare, completamente rinnovata: mi sembra che si presti perfettamente per l’occasione”, ha dichiarato l’assessore alla Cultura di San Lorenzo al Mare Cinzia Balestra.
Atena Ferraris
Dopo aver fatto divertire e appassionare i lettori con le avventure di Vani Sarca e Anita Bo, Alice Basso è tornata con il secondo romanzo su Atena Ferraris, un personaggio diverso dai precedenti, ma allo stesso tempo capace di parlare a tutti. Al centro dell’incontro proprio il nuovo “giallo-non-proprio-giallo” e soprattutto la nascita del personaggio di Atena, una protagonista attraverso cui Alice Basso affronta un tema delicato e ancora poco conosciuto: quello della neurodivergenza nelle donne adulte e delle diagnosi che arrivano spesso dopo anni di domande, difficoltà e ricerca personale. Le persone neurodivergenti si mascherano da neurotipiche quando percepiscono che essere spontanee le metterebbe sotto i riflettori: allora scelgono il male minore e fanno uno sforzo pur di non sentirsi emarginate. Bisogna che sia, però, il resto della società a fare lo sforzo di uscire dai propri binari, imparando a sentirsi a proprio agio davanti alle persone atipiche.
La scrittrice ha raccontato al pubblico come l’idea sia nata da un incontro personale con un’amica fotografa, una persona che conosce da anni e che un giorno le ha raccontato di aver ricevuto una diagnosi di autismo in età adulta. Un momento che per Basso è stato una vera rivelazione: una conversazione capace di aprire una nuova prospettiva su tanti comportamenti, esperienze e situazioni che fino a quel momento non avevano trovato una spiegazione.
Le parole di Alice Basso
“Mi sono messa a studiare questa cosa, mi sono appassionata, con l’aiuto di molti consulenti”, ha raccontato la scrittrice, spiegando come da quella scoperta sia nato un percorso di approfondimento durato anni. Un lavoro di ricerca che inizialmente non aveva l’obiettivo di diventare un romanzo: il tema le sembrava infatti troppo delicato e personale per essere trasformato nella sua abituale formula narrativa fatta di ironia e misteri.
Poi, con il tempo, qualcosa è cambiato. Terminata la precedente serie di romanzi, Basso si è trovata davanti alla scelta del nuovo progetto e ha capito che l’argomento che più desiderava esplorare era proprio quello. “L’unica cosa di cui veramente mi interessava studiare e parlare per anni era questa”, ha spiegato, ricordando la sua abitudine di costruire serie narrative lunghe, accompagnando i personaggi per più libri.
Durante la serata Alice Basso ha sottolineato come per molti anni gli strumenti disponibili per riconoscere alcune neurodivergenze siano stati pensati soprattutto per bambini e ragazzi, con il risultato che molte donne abbiano attraversato la vita senza una diagnosi e senza una chiave di lettura per comprendere alcune proprie caratteristiche.
Da qui nasce la forza del suo nuovo personaggio, punto di partenza per una riflessione più ampia sulla scoperta di sé, sull’identità e sul modo in cui ciascuno cerca il proprio posto nel mondo. E, infine, per cercare di togliere alla definizione di etichetta lo stigma. Se non si nega alle persone la possibilità di sapere cosa si è, e di accedere alle informazioni relative, con l’intenzione di proteggerle da uno stigma che nel 2026 dovrebbe anche non avere più ragione d’essere.
In allegato il calendario completo della rassegna
Nel video-servizio a inizio articolo le parole di Balestra e Alice Basso.







