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La sesta edizione del Piña Festival segna un passaggio importante nella storia della manifestazione. A raccontarlo è l’organizzatore Francesco Scalarandis, che definisce l’ultima edizione “la meglio riuscita di tutte le sei edizioni“, non soltanto dal punto di vista numerico, ma soprattutto per il coinvolgimento degli artisti e per la risposta arrivata dall’estero.

Il confronto con gli esordi è significativo. La prima edizione, nel 2018, era rivolta soprattutto a un pubblico locale e provinciale. Oggi, invece, il festival riesce ad attirare persone che raggiungono Sanremo appositamente per partecipare: “Quest’anno contiamo centinaia di persone che hanno viaggiato appositamente per arrivare a Sanremo e per partecipare al Festival. Questo per noi è il risultato più grande in assoluto” ha detto Scalarandis. Un risultato particolarmente significativo anche perché il festival è in buona parte gratuito e, di conseguenza, non dispone di un dato preciso sulle presenze complessive.

Gli spazi non bastano più: l’ipotesi di un terzo palco

La crescita del pubblico e delle attività sta portando l’organizzazione a interrogarsi anche sugli spazi del centro storico. Il percorso del festival è partito da una piazza molto piccola, per poi ampliarsi progressivamente con l’introduzione di un secondo palco. Ora si guarda già al passo successivo: un terzo spazio nel centro storico di Sanremo: “Quest’anno ci rendiamo conto che potrebbe essere utile pensare a una terza piazza, a un terzo stage, che è comunque un po’ l’obiettivo iniziale del festival” ha detto l’organizzatore.

La scelta non riguarda soltanto la necessità di accogliere un pubblico maggiore. Il nome stesso della manifestazione richiama la Pigna, il quartiere storico di Sanremo, e l’obiettivo dichiarato è quello di coinvolgerne sempre di più gli spazi e le persone che lo vivono: “L’obiettivo è quello di allargarci nel quartiere per renderlo vivo e aumentare il coinvolgimento” ha detto l’organizzatore.

La crescita non si misura soltanto attraverso il pubblico presente a Sanremo. Il Piña Festival ha iniziato a costruire una dimensione europea, organizzando durante l’anno eventi di anteprima a Londra, Berlino, in Belgio, in Olanda e a Napoli. Per Scalarandis, il prossimo obiettivo è consolidare questa rete e portarla progressivamente fuori dai piccoli club e dagli spazi più contenuti: “L’obiettivo è quello, durante quest’anno, di consolidare questa serie di manifestazioni europee e uscendo magari dai club, da piccoli spazi, come abbiamo fatto da solo, rendendoli sempre maggiori”.

La collaborazione con la Francia

Un altro tassello della strategia di crescita è la nuova collaborazione con una compagnia francese, con la quale potrebbe nascere una nuova manifestazione collegata al festival. La partnership avrebbe anche una funzione concreta: permettere agli organizzatori di accedere a nuovi fondi, partecipare a bandi e acquisire competenze e conoscenze maturate dalla realtà francese: “Ci dà la possibilità di accedere a nuovi fondi derivanti dallo Stato francese, di partecipare a nuovi bandi e anche di imparare dal loro know-how superiore al nostro”.

La collaborazione con la compagnia francese nasce anche per sperimentare nuovi modelli e valorizzare aree che finora non hanno avuto un ruolo centrale nella programmazione degli eventi.

Dalla Pigna alla costa

Nonostante l’apertura internazionale, il cuore del progetto resta il centro storico di Sanremo. L’idea è partire da qui per poi coinvolgere altri luoghi del territorio, compresa la costa e, in prospettiva, gli spazi oltre confine: “L’obiettivo centrale di tutto quanto è creare valore sul territorio dove siamo nati, da cui arriviamo”. Secondo Scalarandis, esistono infatti spazi ancora poco utilizzati tra entroterra e costa che potrebbero diventare nuovi luoghi per la manifestazione.

La sfida della programmazione diurna

La crescita del festival passa anche dall’allungamento della sua durata quotidiana. Quest’anno sono state introdotte attività mattutine, pomeridiane e serali, ma la fascia mattutina rimane quella più difficile da coinvolgere. L’obiettivo è quindi ampliare ulteriormente la programmazione e intercettare pubblico anche durante il giorno: “Speriamo che la manifestazione, invece che limitarsi a quelle sette-otto ore di programmazione giornaliera, possa arrivare alle dodici”.

Il Piña Festival, insomma, sembra trovarsi davanti a una nuova fase: da manifestazione nata con una forte vocazione locale a progetto che punta a costruire una rete europea, senza perdere il legame con il quartiere che gli dà il nome. La sfida per le prossime edizioni sarà riuscire a far convivere questa crescita internazionale con la valorizzazione del territorio sanremese.