video

“Sono ormai più di 25 anni che ho aperto il Pozzo di San Patrizio ma all’inizio l’idea era quella di un mercatino dell’usato, poi ci siamo evoluti seguendo quella che è sempre stata la mia passione cioè i fumetti e più recentemente la scoperta del vinile che tutti davano per morto ma che l’anno scorso ha incrementato le vendite del 400%”.

Questa in estrema sintesi la storia del Pozzo di San Patrizio in via Francia a Sanremo, e quella del suo fondatore Alessandro Prevosto, in arte Palex.

“Il nostro slogan, fin dall’inizio, è sempre stato ‘passioni da condividere’ e la mia, verso questo mondo, nasce per caso collezionando fumetti come facevano in tanti. Avevo 14 o 15 anni e dopo il passaggio obbligato da bambino su Topolino sono passato a Tex grazie a mio nonno. Il primo fumetto che ho collezionato è stato Zagor”.

“Poi le scelte sono aumentate, Diabolik, Alan Ford e ricordo che per trovare Corto Maltese andavo a Milano perché qui da noi non arrivava. Utilizzavamo anche il sistema dello scambio con i gestori delle bancarelle dell’usato: portavi due copie di Tex e te ne davano una in cambio. E noi eravamo anche bollati come quelli che leggevano i ‘giornaletti’ e dopo tanti anni sono ancora qui che li leggo”, sorride Alessandro.

“Le cose cambiano velocemente come i gusti e le strategie. Si dice che il fumetto italiano non tira più e certamente Tex non vende più le 300mila copie a numero che vendeva prima. Le tirature sono molto più basse ma il mercato si è allargato al mondo e oggi quello che funziona sono i Manga giapponesi. Non voglio giudicare se è meglio o peggio, l’importante è che si continui a leggere il fumetto che è creatività e a volte ha anche contenuti di spessore”.

“La mia adolescenza è stata caratterizzata dal boom de ‘Il Male’, pubblicazione formativa anche per me e che ha portato la satira politica ad un tale livello di cattiveria e spietatezza a cui nessuno era abituato. La rivolta studentesca e le pesanti tensioni nella Fiat erano gli argomenti dai quali trarre spunti e hanno fatto crescere una grande generazione di vignettisti italiani”.

“Anche a me venne la voglia di provarci – ricorda Prevosto – anche stimolato dal grande Salone dell’Umorismo di Bordighera che divenne uno dei più grandi del mondo grazie a Cesare Perfetto, una figura apicale che colpevolmente le amministrazioni pubbliche della città hanno dimenticato senza neppure tentare di far rinascere un evento che ancora oggi nel nostro settore viene ricordato anche all’estero. Ci dicono ‘beati voi che avete vissuto quel periodo’ dove si poteva fare due chiacchiere con Mordillo, con Peynet incontrandoli nei locali, nei bar, in pieno relax”.

“Ci sono differenze tra disegnatore di fumetti e vignettista – spiega Palex – in un fumetto ci sono tre figure: sceneggiatore, autore, disegnatore mentre il vignettista in un solo disegno o al massimo in una strip deve diffondere un messaggio, come faceva ad esempio Forattini che con una battuta disegnata proponeva un editoriale”.

“È una mia scelta quella di prendermi una pausa nelle collaborazioni con i giornali – dice – sto facendo altre cose. ‘Buduar’ è un progetto folle avviato nove anni fa con Dino Aloi che lo dirige e con Marco De Angelis. I costi di realizzazione di un giornale cartaceo sono altissimi e la satira non ripaga. All’inizio il giornale si doveva chiamare ‘Il Salotto dell’Umorismo’ in omaggio del Salone dell’Umorismo di Bordighera, poi la scelta è caduta su Buduar, storpiatura del francese boudoir che significa anche ‘salotto o divano’ e il disegno di copertina dei 70 numeri del nostro giornale è sempre un divano”.

“Sono passati nove anni, pensavamo di chiudere questa esperienza per mancanza di materiale e invece adesso c’è la coda per pubblicare sulla nostra copertina. Il giornale non è in vendita, è gratis online su www.buduar.it dove ci sono tutti e settanta i numeri. Inoltre durante il lockdown di primavera ci siamo inventati un supplemento settimanale che abbiamo chiamato Supplì che ha ospitato disegni anche di famosi vignettisti ormai scomparsi”.