Intervista a Leonardo, il diciottenne imperiese ci racconta qualcosa sull’identità di genere

Oggi intervisteremo il giovane Leonardo, diciottenne imperiese, nato biologicamente con attributi femminili, che ha molto da raccontarci e insegnarci sull’identità di genere.

Ciao Leonardo, cominciamo con un classico (o quasi): come hanno reagito i tuoi genitori quando gli hai confessato che ti piacevano gli One Direction [boy band britannica, n.d.r.]?

“Beh, allora…devo dire che all’inizio erano un po’ scioccati, come biasimarli?
C’è stato subito un rifiuto, poi alla fine hanno capito…nel 2014 mio padre mi ha persino accompagnato al concerto!”

Caspita, genitori molto moderni! È stato altrettanto facile dire loro che non ti sentivi rappresentato dal genere che ti era stato attribuito alla nascita?

“Beh, diciamo che per quello c’è voluto un po’ più di tempo e anche di coraggio! 
Sì, durante i confronti a casa su tematiche simili si sono quasi sempre dimostrati molto aperti mentalmente, ma sai è facile essere genitori all’avanguardia con i figli degli altri! 
Per cui, quando finalmente ho capito di essere transessuale e ‘me ne sono fatto una ragione’, non è stato semplice doverlo dire anche ai miei genitori!”
 
E quando il momento del coming out è arrivato cos’è successo?

“Beh, diciamo che non c’è stato un vero e proprio ‘momento del coming out’, magari, io lo avevo programmato ma OVVIAMENTE le cose si sono evolute in maniera diversa.
Col senno di poi meglio così, non sarebbe stato nel mio stile!
E così mia madre è entrata in bagno senza bussare e m’ha beccato con la fascia per il seno, mentre mio padre è entrato in camera senza bussare mentre stavo avendo una crisi di pianto per il ciclo…sì, lo so, abito al Colosseo apparentemente! 
Comunque, ci sono rimasti secchi entrambi subito, soprattutto perché probabilmente di tutte le parolone che avevo usato ‘gender’, ‘identità di genere’, ‘Tos’, ecc… avevano capito solo che stavo male, e non sapevano come affrontare la cosa!”

Spero che da questa storia i tuoi genitori abbiano imparato a bussare alla porta! 

“AHAHA decisamente…o almeno spero!”

E quindi da un giorno all’altro tuo padre, tua madre e tutte le persone che ti circondavano hanno smesso di chiederti se “sei stanca” ed hanno cominciato a chiederti “se sei stanco”?

“Beh, adesso… non proprio dal giorno dopo, ma piano piano tutti hanno iniziato a darmi del lui (anche se i miei amici già lo facevano).”

Capita ancora che si sbaglino?

“A volte sì, ma non ci faccio caso. Capita a tutti di sbagliare a volte, ed io ci ho messo due anni ad abituarmi a darmi del lui, non posso pretendere di meno dagli altri!”

Immagina di poter andare, domani, a raccontare la tua esperienza a bambini delle scuole elementari. Cosa racconteresti? Cosa avresti voluto sentirti dire che invece non ti è mai stato detto?

“Uhm…bella domanda, sicuramente non semplice!  Vorrei dire loro (perché vorrei che fosse stato detto a me) …che va bene così! Che non esiste un modo giusto o sbagliato di essere, che i sentimenti sono validi e che non devono lasciare che nessuno impedisca loro di dirgli chi sono, cosa e chi diventeranno. 
Soprattutto, mi piacerebbe che ai bambini venissero raccontate ANCHE realtà come la mia. Perché la parte più complicata per me nell’accettare di essere trans è stato il fatto che non sapevo proprio CHI fossero le persone trans, se avessi conosciuto questo mondo forse non ne avrei avuto così paura da reprimerlo fino ai 16 anni! 
Molti mi dicono che spiegarlo ai bambini è complicato e che poi li traumatizzi, ma non è vero: ad un campeggio della parrocchia dove faccio l’educatore ho fatto ai bambini un’attività sulle persone LGBT+ e neanche uno di loro è stato traumatizzato da ciò, anzi, la descrizione più bella mai sentita alla domanda ‘avete capito chi sono le persone T?’ è arrivata da una bimba di 11 anni: ‘sì, sono persone che nascono in un corpo e poi diventano fate e si trasformano in un corpo che gli piace di più… come le Winx!'”

Nessun trauma dunque, concetto difficile da far digerire più ai genitori che ai bambini, immagino. 

“Assolutamente nessuno! (Almeno spero ahahah)”

Parlando, appunto, di cosa vuoi diventare: hai 18 anni, ti sei appena diplomato al Liceo Artistico di Imperia, che progetti hai per il futuro? Mentre rispondi cercherò “Winx” su google.

“Yes, ho 18 anni e mi sono appena diplomato in audiovisivo e multimediale al liceo artistico di Imperia! Ad Ottobre inizierò un’accademia a Bologna dove studierò regia e sceneggiatura, in attesa di un bando di concorso per una scuola a Roma dove spero di laurearmi, nel frattempo penso che mi impegnerò nelle questioni della comunità LGBT+ anche al di fuori della mia piccola città di provincia e nel cercarmi un lavoro per pagarmi…beh, l’attivismo, ovviamente!”

Caro Leonardo, il tempo a nostra disposizione (ma più che altro lo spazio) è terminato. Tornerai a raccontarci di quella volta che hai capito che sei un uomo omosessuale?

“Accidenti! Assolutamente, io sono sempre a disposizione per qualsiasi tipo di chicchera, e la storia di quella volta in cui ho capito che solo la lettera T dell’acronimo non mi bastava e quindi ho deciso di prendermi anche la G è la mia preferita”

Allora a presto e in bocca al lupo per il tuo futuro da sceneggiatore/regista! Peggio di chi ha scritto la seconda stagione di Riverdale non puoi fare (si scherza, ovviamente).

“AHAHAHAHA no no, da persona che si è rifiutata dopo il primo episodio, ti do ragione! Grazie per l’in bocca al lupo, lunga vita a l*i ahahahah”

 

Marco Antei

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