luciano zarbano

Imperia appare immersa nella natura: uliveti e colline verdi accompagnano le valli fino al mare. Nei quartieri più popolati, però, la situazione è diversa. Tra Oneglia e Porto Maurizio prevalgono edifici, strade, parcheggi e superfici pavimentate, mentre gli spazi verdi pubblici sono insufficienti”. È la riflessione del consigliere comunale di opposizione Luciano Zarbano, che riporta al centro del dibattito il tema del verde urbano e della qualità degli spazi pubblici in città.

Secondo Zarbano, i dati ufficiali evidenziano una situazione particolarmente critica. “Secondo l’ultimo dato ufficiale pubblicato dall’Istat, riferito al 2023, Imperia dispone di appena 6,6 metri quadrati di verde urbano per abitante. Il valore è inferiore allo standard minimo di 9 metri quadrati e molto lontano dalla media dei capoluoghi italiani, pari a 33,3. Imperia è infatti uno dei dieci capoluoghi che non raggiungono la soglia minima”.

Il consigliere sottolinea inoltre come il dato non possa essere interpretato semplicemente considerando il territorio collinare della città. “Non regge l’obiezione che quella media sia gonfiata da boschi e aree protette: l’Istat calcola anche il verde effettivamente accessibile ai cittadini. Considerando una popolazione di circa 43 mila abitanti, per arrivare soltanto al minimo mancherebbero indicativamente più di centomila metri quadrati di verde pubblico”.

Per Zarbano, dunque, la presenza degli uliveti e delle aree verdi sulle colline non può compensare la carenza di spazi verdi all’interno dei quartieri urbani. “Il paesaggio collinare può quindi trarre in inganno. Gli uliveti sono una ricchezza ambientale, ma non sostituiscono un giardino pubblico vicino alle abitazioni, una piazza alberata o una panchina all’ombra. Il problema è particolarmente evidente nella fascia urbana costiera, dove lo spazio disponibile è spesso occupato dal cemento”.

Un tema che, secondo il consigliere, assume particolare rilevanza durante i mesi estivi. “Una superficie asfaltata trattiene il calore e non permette all’acqua piovana di penetrare nel terreno. Nei mesi estivi, piazze e percorsi senza alberi diventano poco accoglienti proprio durante le ore in cui l’ombra sarebbe maggiormente necessaria”.

Nel mirino anche la nuova pista ciclopedonale, che presenta, secondo Zarbano, diversi tratti ancora esposti al sole. “Le piantumazioni realizzate lungo il percorso non garantiscono ancora una copertura sufficiente: gli alberi giovani impiegheranno anni prima di sviluppare chiome capaci di offrire un riparo efficace”.

Da qui la proposta di intervenire con ulteriori alberature e infrastrutture. “Per rendere la pista utilizzabile anche nelle giornate più calde servono più alberi ad alto fusto, collocati con continuità, insieme a pergolati, fontanelle e punti di sosta ombreggiati. Una pista ciclopedonale, degna delle migliori aspettative, non dovrebbe essere soltanto una striscia di asfalto, ma un vero corridoio verde”, osserva.

Zarbano riconosce gli interventi già realizzati dall’amministrazione, ma chiede che il patrimonio verde venga quantificato e monitorato con maggiore precisione. “Il Comune ha comunicato di avere piantato 560 alberi tra il 2018 e il 2026. È un segnale positivo, ma il numero delle piante non basta a risolvere la carenza certificata dall’Istat. Occorre valutare quanto terreno venga realmente sottratto al cemento, dove siano collocati gli alberi e quanta ombra possano offrire”.

Il consigliere richiama quindi anche gli obblighi previsti dalla normativa sul verde urbano. “La legge 10 del 2013 impone ai Comuni sopra i quindicimila abitanti il censimento degli alberi urbani e la pubblicazione del bilancio arboreo di fine mandato. Non è una richiesta della minoranza, ma un obbligo, ed è anche il modo più semplice per chiudere la discussione con dei numeri”.

E proprio sui dati Zarbano invita a concentrare il confronto. “Il dato Istat non è un’opinione politica ma il punto di partenza di qualsiasi discussione seria. Non contesto che siano stati piantati alberi: chiedo che il patrimonio verde venga contato, mappato e reso pubblico come la legge prevede. Smettiamo di misurare il verde in annunci e iniziamo a misurarlo in metri quadrati e in ombra reale. Restituire suolo agli alberi non significa opporsi allo sviluppo. Significa scegliere una città meno impermeabilizzata, più fresca e più accogliente, capace di trasformare la bellezza del proprio paesaggio in qualità della vita quotidiana”.

“Imperia vende il verde nella propria immagine turistica, ma ne offre troppo poco negli spazi in cui i cittadini vivono ogni giorno. Colmare questa distanza è un investimento che matura lentamente e proprio per questo va iniziato adesso”, conclude.