luciano zarbano

Riceviamo e pubblichiamo di seguito il comunicato stampa da parte del consigliere comunale di minoranza di Imperia, Luciano Zarbano (Imperia Senza Padroni):

“La replica del consigliere Landolfi è un goffo tentativo di capovolgere i fatti: prima provoca e deride, poi si dichiara vittima; prima porta l’attività lavorativa altrui nello scontro politico, poi pretende che la propria diventi intoccabile; prima assume comportamenti alquanto discutibili, poi impartisce lezioni di rispetto istituzionale. Landolfi afferma che la sua critica nei miei confronti sarebbe “esclusivamente politica” e sostiene di non avere mai chiamato in causa la mia attività lavorativa. È falso. È stato proprio lui a ironizzare sulla mia appartenenza all’Arma dei Carabinieri, nella quale ho servito lo Stato fino al grado di Generale. È stato lui a deridere i miei titoli di studio, a sostenere che non saprei scrivere e a contare i miei sostenitori come se il numero dei voti potesse incidere sulla fondatezza delle mie perplessità sulle pratiche in trattazione. Che attinenza hanno la mia carriera nell’Arma, le mie cinque lauree o il numero dei miei elettori con gli atti discussi in Consiglio comunale? Nulla. Quelli non erano argomenti politici. Erano infelici attacchi personali, scelti deliberatamente per ridicolizzare l’avversario per evitare di rispondere alle sue domande. Oggi Landolfi scopre improvvisamente che esisterebbe un “confine umano” da non oltrepassare. Peccato che quel confine sia stato lui per primo a calpestare. E lo sta facendo da più di tre anni. La sua regola è molto semplice: quando attacca gli altri è “ironia politica”; quando qualcuno si difende è una grave invasione della sua sfera personale. Quando deride gli altri sta facendo critica politica; quando si parla delle sue responsabilità pretende il silenzio. È una doppia morale costruita su misura. La sua. Anche su Riviera Trasporti Landolfi tenta di riscrivere a suo favore quanto accaduto. È stato lui a parlare per primo in Consiglio Comunale dell’azienda pubblica nella quale ricopre un incarico dirigenziale, riferendosi a presunti esposti ed evocando richieste di risarcimento nei confronti di chi li avrebbe presentati. Dopo aver portato personalmente Riviera Trasporti dentro il dibattito consiliare, Landolfi non può pretendere di chiudere la porta quando arrivano critiche ritenute da lui scomode. Un incarico dirigenziale in un’azienda pubblica non appartiene alla vita privata. Comporta responsabilità, risultati e doveri che possono essere sottoposti al controllo disciplinare, politico e dell’opinione pubblica. Gli eventuali esposti saranno valutati dagli organi competenti e nelle sedi opportune, non in Consiglio Comunale. Agitare lo spettro di richieste risarcitorie contro chi avrebbe effettuato segnalazioni, invece, somiglia molto più a un avvertimento. Se Landolfi ritiene che gli esposti siano infondati, non è il Consiglio Comunale il luogo adatto dove chiedere conto e ragione. Ma soprattutto non con annunci destinati a intimorire chi non la pensa come lui.

Anche la frase sui miei “trecento voti” e sul “laghetto di Lucinasco” viene ora spacciata per una critica politica. Non lo è. Nessuno contesta a Landolfi il diritto di difendere la maggioranza. Ma difendere la maggioranza significa spiegare le decisioni assunte, contestare i rilievi nel merito, rispondendo alle domande. Non significa deridere chi le pone. I voti ricevuti non rendono un consigliere infallibile e non attribuiscono alla maggioranza il diritto di sottrarsi al controllo. La democrazia non consiste nel dire all’opposizione di tacere fino a quando non avrà vinto le elezioni.

Se Landolfi pensa che soltanto loro possono formulare proposte, e nessuno può contestare le loro scelte, allora non ha compreso la funzione del Consiglio Comunale e neppure quella della minoranza. Quanto al richiamo all’intervento della Polizia Municipale, si tratta dell’ennesimo espediente maldestro per distogliere l’attenzione. Se ha un fatto specifico da contestarmi, lo esponga integralmente, ne indichi le circostanze e se ne assuma la responsabilità. Le allusioni vaghe servono soltanto a sollevare polvere quando mancano altri argomenti. Landolfi non può provocare, deridere e delegittimare per anni, per poi nascondersi dietro a una replica piena di parole vuote, presentandosi come custode del rispetto istituzionale. Costui conclude affermando che “ognuno offre ciò che può”. Finalmente una frase sulla quale concordiamo. Io offro atti, documenti, domande e proposte. Landolfi ha offerto il conteggio dei miei voti, il laghetto di Lucinasco, le battute sulla mia carriera nell’Arma, le ironie sui miei studi, la mia incapacità di scrivere e l’annuncio di possibili risarcimenti contro chi avrebbe presentato esposti. I cittadini possono giudicare da soli chi sta facendo politica e chi sta soltanto recitando. Landolfi non mi intimorisce e non mi farà arretrare di un centimetro…alla volta. Ma c’è una cosa che non potrà evitare: rispondere nel merito. Perché dietro le battute, il vittimismo e le lezioni di comportamento rimangono ancora tutte le domande alle quali non ha risposto. O forse non risponderà mai”.