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Il 18 gennaio 1971 Rocco Iannucci fondava il Judo Club Ventimiglia dando inizio ad un’epopea ricca di soddisfazioni, di successi, di riconoscimenti ma anche qualche amarezza e delusione. Così è la vita.

Domani vanno dunque celebrati nel miglior modo possibile i primi 50 anni di vita di questa società sportiva che ha fatto crescere generazioni di ventimigliesi, insegnandogli oltre che dettagli e mosse di questo sport, anche educazione e  rispetto verso l’avversario.

“Sono nata un anno dopo – dice Antonella Iannucci, figlia di Rocco, che da diversi anni guida il Judo Club Ventimiglia – e ricordo che sin dai primi anni mi piaceva tantissimo calpestare il tatami a piedi nudi, sentirmi libera e passare tanto tempo con papà e con i ragazzi e le ragazze che si iscrivevano ai corsi”.

“Con il tempo la passione è cresciuta, sono diventata cintura nera ed anche i miei studi sono stati indirizzati verso lo sport frequentando l’Isef e poi ottenendo una laurea in scienze motorie, allenatore di judo e dirigente-presidente di società sportiva, oltre all’esperienza di ufficiale di gara. Diciamo che il judo l’ho vissuto a 360 gradi con grande impegno e con grandi soddisfazioni”.

“Questa passione – spiega Antonella – ha caratterizzato la vita della nostra famiglia. Mia sorella Katia ha intrapreso un percorso simile al mio, e un grazie va a nostra madre che ha fatto da trait d’union tra la vita di casa e quella in palestra oltre ad aver sostenuto papà nella decisione di aprire una società sportiva”.

“Tra gli eventi che abbiamo organizzato c’è il Torneo internazionale Città di Ventimiglia, una manifestazione che ha contribuito alla storia mondiale di questo sport. Abbiamo portato qui atleti di quattro continenti, campioni olimpici e mondiali e negli ultimi anni anche un torneo femminile accanto al maschile. Ventimiglia è diventata nota nel mondo proprio grazie al judo e alle 33 edizioni di questo torneo internazionale”.

“Ci siamo tolti soddisfazioni anche riguardo le carriere sportive dei nostri allievi – sottolinea – ad esempio con Maruska Iamundo che ha conquistato un prestigioso bronzo ai Campionati Italiani assoluti riservati solo alle cinture nere, oltre ad un argento in una competizione a livello europeo”.

“Il nostro sogno sarebbe stato quello di celebrare il mezzo secolo di vita con una grande festa in presenza ma ci ‘accontentiamo’ di un evento virtuale dove tutti quelli che hanno avuto a che fare con noi in questo mezzo secolo possono interagire con messaggi di auguri, foto, filmati, aneddoti e ricordi e tutti verranno pubblicati sui nostri canali social”.

“Speriamo di poter tornare presto a far vivere questa palestra e a calpestare il tatami, magari iniziando dai più piccoli che in questo momento sono forse quelli che soffrono più di tutti l’isolamento e il distanziamento e l’assenza di attività sportiva. Il contatto stretto che ora viene messo al bando per il judo è motivo di vita, è sano e aiuta a crescere. Noi siamo pronti a riaprire, abbiamo seguito rigorosamente tutti i protocolli imposti dal Coni, l’ambiente è protetto e sanificato e non vediamo l’ora di ripartire, magari per altri cinquant’anni”.

“Sono passati velocemente questi 50 anni – dice Rocco Iannucci padre fondatore del Judo Club Ventimiglia – con tanto impegno per questa scelta e per la voglia di far conoscere Ventimiglia in tutta Italia e siamo riusciti a farla conoscere nel mondo. Tutti i campioni che sono venuti per il Torneo volevano ritornare, speriamo che si possa organizzare di nuovo al più presto”.