Una serata dedicata alla musica, al dialetto e alle tradizioni liguri nella suggestiva cornice della chiesa di Santa Brigida, immersa nella quiete delle colline di Dolcedo.
Ieri sera è andata in scena la quinta edizione di “Nötte de Cansùn” a Santa Brigida, la rassegna dedicata alle canzoni popolari e d’autore in dialetto locale, nata con l’obiettivo di valorizzare e tramandare la ricchezza della cultura musicale del territorio.
Tra canti popolari liguri, brani d’autore e racconti legati alle tradizioni, il pubblico ha potuto vivere un appuntamento dal grande fascino, in un luogo ricco di storia e suggestione, sotto le stelle.
A raccontare la nascita e lo spirito della manifestazione è stato Natalino Trincheri, ideatore dell’evento, che ha ricordato il percorso iniziato alcuni anni fa con l’associazione U Casô Növu.
“Sono stato per quasi vent’anni presidente dell’associazione U Casô Növu. Sono io che ho ideato questa festa a Santa Brigida, la festa delle canzoni dialettali, su sollecitazione di tutti gli altri soci dell’associazione. Sono ragazzi davvero molto bravi: si sono impegnati tantissimo, hanno portato fin quassù tavoli, frigoriferi e tutto l’occorrente per organizzare una manifestazione in una zona decentrata, fuori dal paese. Non è stata una cosa facile, ma questi ragazzi si sono davvero dati da fare. Questa è la quinta edizione e quest’anno doveva essere presente anche un gruppo della Spezia che, purtroppo, ha avuto un incidente e non ha potuto raggiungerci”.
Per Trincheri, la valorizzazione del dialetto rappresenta un elemento fondamentale per conservare la memoria del territorio.
“Io sono un appassionato di dialetto e di tradizioni popolari, quindi la canzone dialettale per me è qualcosa di molto importante. Sono riuscito a coinvolgere tutto il gruppo in questa idea e, ripeto, sono stati bravissimi a preparare la cena per i musicisti e per tutte le persone presenti”, commenta.
La serata è stata anche l’occasione per riflettere sul legame tra la storia della chiesa di Santa Brigida e la lingua parlata nei secoli dagli abitanti della valle.
“L’anno scorso ricorrevano i 600 anni della costruzione di questa chiesa. È venuto il professor Cervini dell’Università di Firenze, che ci ha illustrato il valore architettonico di questa chiesina”, ricorda.
Da qui una riflessione dello stesso Trincheri sulle origini del dialetto locale. “Io, invece, da appassionato di dialetto e di tradizioni, ho pensato subito a un’altra cosa: seicento anni fa, come avranno parlato le persone che costruivano questa chiesa? L’iscrizione sulla facciata è in latino, ma sicuramente non parlavano latino. Nel 1425 il latino non era più la lingua parlata dal popolo: si usava il volgare. E sicuramente quelle persone parlavano l’antenata della lingua che ancora oggi utilizziamo qui, cioè il nostro dialetto ligure nella variante di Dolcedo”.
Nel video servizio a inzio articolo l’intervista completa a Trincheri.







