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Tra le regine del mare presenti al Raduno delle Vele d’Epoca, Cadamà spicca non soltanto per la bellezza della sua linea e dei suoi legni, ma anche per il calore del messaggio che trasmette.

Cadamà è infatti il simbolo dell’inclusione per eccellenza. E non potrebbe essere altrimenti, visto lo spirito che anima l’armatore Andrea Brigatti. Una grande passione, la sua, che dimostra come, quando c’è davvero la volontà, non ci siano ostacoli capaci di fermare il desiderio di andare per mare.

“La volontà vince veramente praticamente su tutto, poi se hai un equipaggio come questo assolutamente viene più facile, però senza la volontà non si va da nessuna parte”, commenta Brigatti.

“È diventato armatore di questa imbarcazione tramite foto perché non ero in grado di salirci e quindi è salito un mio amico. Io, dalle foto, mi sono reso conto che qua ci stavo, ci passava la mia seggiola e non solo la mia e da lì ho deciso che questa era la barca, la mia barca”, prosegue Brigatti.

“Ed era chiaro sin da subito per me che non poteva essere una cosa solo per me, proprio per tipologia ed educazione sarebbe stato semplicemente eccessivo e per cui da subito ho cercato di fare una barca per più persone, inclusiva, però è stato un casino.

Quando sono salito non avevo assolutamente idea di che cosa mi servisse, non c’erano altri monoscafi, all’epoca non c’erano, a parte qualche deriva, ma monoscafi di questo genere accessibili non ce n’erano. Quindi non sapevo cosa usare per scendere, non sapevo cosa usare per stare alle manovre, perché io questa barca decido di prenderla dopo un’estate devastante di tre settimane sulla barca non accessibile in Grecia, dove mi sono devastato, mi sono fatto a fettine.

Mi mettevo ai winch e non stavo lì, il winch stava lì e andavo via io e non riuscivo, un sacco di patate, un disastro. Per cui, pian pianino, ho deciso di trovare il modo di non solo poter salire a bordo, ma navigare e portarla e, piano piano, sono questo armatore di Cadamà dal 2014, quindi insomma cominciasse a qualche annetto e, pian pianino, abbiamo trovato il modo di andare a fare il bagno, di metterci alle manovre”.

Insomma, vuol dire comunque rimettersi in gioco, sfidare un po’ tutti gli ostacoli e le avversità?

“Questa barca, quando ci siamo incontrati, non era proprio ben messa, era lasciata andare. Questa barca ha una storia molto lunga e interessante, però era in un momento di crisi come me. Mettere a posto lei è stato mettere a posto me, reinventarci un po’ tutte e due e sì, è stata una bella scommessa e direi che sono finita”, racconta Brigatti.

La storia di Cadamà

Un po’ di storia: come nasce Cadamà?

“Cadamà è un catch del 1971, catch vuol dire due alberi, è 22 metri di lunghezza, 5 metri di larghezza ed è la barca storica di Albino Buticchi. Buticchi è un personaggio molto importante di La Spezia, quindi insomma della Liguria, patron del Milan, uomo di un certo calibro, che ha una storia particolare.

Credo che ci fosse anche pochi giorni fa una storia del figlio che è autore di libri, che tra l’altro mi piacciono molto, che io leggo peraltro. Buticchi si giocò una fortuna al gioco, diventò cieco, si sparò diventando cieco, una storia di vita vissuta.

Questa sua barca fu non so se venduta o passata a quello che era il suo comandante, che è stato il secondo armatore di Cadamà, che poi anche lui se ne va da questo mondo. Non so esattamente per quale ragione, ma rimane la moglie che non era marittima e quindi ha fatto l’impossibile per tenere in buon modo la barca.

Però la barca ha bisogno di gente che gli sta dietro e quindi, quando sono arrivato, la barca non era in ottime condizioni e da lì è nato, anno dopo anno, un refit”, conclude Brigatti.

Nel video servizio a inizio articolo l’intervista completa ad Andrea Brigatti. Riprese e montaggio a cura di Ornella Forte.