claudio scajola

Il sindaco di Imperia, Claudio Scajola ha ricevuto nelle scorse ore una lettera da parte di una mamma che, a causa della crisi idrica che sta interessando la frazione di Imperia, Sant’Agata, è stata costretta a portare il proprio bambino alla spiaggia per fargli una doccia. La donna domanda “è questa la città che vuole?” al primo cittadino. Di seguito la sua risposta.

Cara Anna,

rispondo alla sua domanda con tutta la sincerità e la schiettezza che merita. La risposta è ovviamente NO: non è questa la città che voglio.

Potrebbe dirmi che è troppo facile dirlo, ma poi contano i fatti. E sono pienamente d’accordo con lei.

Per questo motivo mi permetto di ricordarle che, sin dal primo giorno del mio insediamento, il tema dell’acqua è stato al centro delle mie battaglie, spesso in solitaria, contro (quasi) tutti, perché nulla è stato fatto o programmato sulla rete idrica di tutto il territorio del Ponente ligure da almeno dieci anni.

Ci sono lettere, verbali di riunione, interviste e documenti a dimostrare, nero su bianco, che su questo tema ho sempre tenuto alta l’attenzione, a rischio di sembrare quasi noioso.

Vede, cara Anna, del problema dell’acqua ci si accorge soltanto quando manca. Parlarne in altri momenti non strappa like, applausi o condivisioni. Ma non è quello che ricerco io.

Personalmente ho lavorato per avere una società solida, che potesse garantire investimenti su una rete vetusta e colabrodo.

Tra non molto (è ormai questione di giorni) avremo quella società, che potrà programmare gli interventi necessari. Questo è un fatto.

Siamo già riusciti a realizzare un primo tratto del nuovo acquedotto principale, senza il quale anche gli altri non funzionerebbero. E questo è un secondo fatto.

É notizia di queste ore che si partirà a brevissimo con la restante parte. E questo è un terzo fatto.

Comprendo il malcontento e la frustrazione per il disservizio. Lei ha tutte le ragioni per essere arrabbiata. E comprendo anche che si dia la colpa al sindaco, anche quando con tutta evidenza non c’entra nulla: noi sindaci siamo abituati a fare da parafulmine anche di questioni che non ci competono.

Ma le assicuro che dietro quel disservizio non c’è menefreghismo. Quantomeno non mio.

Come le ho detto, ho passato gli ultimi quattro anni a lottare su questo tema e continuerò a farlo fino a quando situazioni del genere non cesseranno.

Non posso prometterle che da domani mattina non avrà mai più questo problema, perché nessuno ha la bacchetta magica.

Ma sento di darle la mia parola che il mio impegno, per garantire un futuro migliore al suo piccolo bambino e ai tanti altri di questa splendida città, proseguirà senza sosta.

Credo, con i miei pregi e miei difetti, di aver dimostrato in questi anni di fare, centimetro dopo centimetro, quanto avevo promesso. Sapendo che si può fare sempre meglio e di più, ma con la consapevolezza di aver fatto il massimo.

Un caro saluto a lei e un bacio al suo piccolino.

Claudio”.