In un clima di forte incertezza per la sanità ligure, le organizzazioni sindacali tornano a esprimere preoccupazione sul futuro della rete dell’emergenza-urgenza regionale e, in particolare, sul destino delle centrali operative del 118.
“La preoccupazione per lo smantellamento della rete di emergenza-urgenza raggiunge livelli d’allarme”, dichiarano Ennio Peluffo, segretario generale Fp Cgil Savona, Marzia Ilari, segretaria generale Fp Cgil La Spezia, e Alessandro Petrini, segretario generale Fp Cgil Imperia.
I sindacati richiamano quanto accaduto negli ultimi giorni. “La recente chiusura della centrale 118 di Imperia ha già mostrato gli effetti di questa politica: durante le fasi di switch, le carenze di organico e le difficoltà logistiche sono emerse in tutta la loro gravità ”, affermano. “Il Ponente ligure ha già pagato un prezzo altissimo in termini di perdita di presidi territoriali, confermando che la centralizzazione non garantisce una migliore efficienza”.
“Ora tocca a Savona finire nel mirino. Non si può cancellare con un tratto di penna la storia della medicina d’emergenza italiana: il 118 è nato qui”, evidenziano i sindacati. “Smantellare questa realtà significa disperdere una competenza radicata e un’efficienza gestionale che ha fatto scuola a livello nazionale. La Centrale di Savona rappresenta inoltre l’unico reale back-up strategico per la Centrale di Genova: la sua chiusura priverebbe l’intera regione di una garanzia fondamentale di continuità in caso di emergenze straordinarie o guasti nel capoluogo”.
“La riforma non si ferma e guarda già a levante: La Spezia è indicata come il prossimo tassello destinato a cadere subito dopo Savona”, sottolineano. “Questo disegno di desertificazione dei servizi pubblici sembra seguire logiche esclusivamente contabili, ignorando la conformazione geografica della nostra regione, che richiede prossimità e conoscenza capillare del territorio, non una super centrale genovese saturata e lontana dalle esigenze locali”.
Chiara la posizione sul modello organizzativo: “Esprimiamo una netta contrarietà all’attuale impostazione della riforma sanitaria. Dietro la retorica dell’ottimizzazione dei costi si cela il rischio di una progressiva desertificazione dei servizi pubblici a favore di logiche privatistiche. Il personale sanitario, dagli operatori tecnici agli infermieri e medici, non può essere trattato come una voce di bilancio da tagliare. Si profila per questi lavoratori l’inaccettabile prospettiva di un trasferimento forzato presso la sede di Genova, con un impatto devastante sulla qualità della vita e sulla gestione familiare”.
Infine la richiesta politica: “La nostra posizione è chiara: le centrali 118 di Savona e La Spezia devono restare operative e potenziate. Non accetteremo soluzioni ponte o rassicurazioni verbali che spesso precedono smantellamenti definitivi”.
“Lo stato di agitazione regionale aperto insieme a UIL FP prosegue per difendere la dignità dei lavoratori e il diritto alla salute della popolazione ligure. La salute non è una merce e la gestione dell’emergenza non può permettersi scommesse al ribasso”, concludono.








