claudio scajola - tribunale imperia

Assoluzione per Claudio Scajola. È la richiesta arrivata questa mattina al termine di circa due ore di requisitoria del pubblico ministero Lorenzo Fornace nel processo che vede il sindaco di Imperia imputato per favoreggiamento personale nell’ambito del cosiddetto “caso Maiolino“.

Davanti alla giudice Francesca Di Naro, Fornace ha chiesto l’assoluzione perché il fatto non costituisce reato, ritenendo non provato l’elemento soggettivo del favoreggiamento. In aula anche l’avvocato Elisabetta Busuito, difensore del primo cittadino.

La requisitoria è partita dagli accertamenti sugli abusi edilizi e paesaggistici contestati ai coniugi Maiolino-Barnato nell‘area di via Airenti, a Caramagna. Il sopralluogo del 28 ottobre 2021 aveva portato alla scoperta di una platea in cemento di 515 metri quadrati, con sollevatori per automobili e due container. Secondo gli accertamenti, l’attività che Maiolino si apprestava ad avviare non era compatibile con il piano regolatore.

Dopo la richiesta di autorizzazione per una tensostruttura mobile erano arrivati prima l’ordine di sospensione dei lavori e poi quello di demolizione. Nel maggio 2022 era stata presentata una richiesta di accertamento della compatibilità paesaggistica, successivamente dichiarata improcedibile per la mancanza della documentazione necessaria.

Fornace ha quindi ripercorso il sopralluogo del 15 giugno 2022, eseguito anche per verificare il rispetto dell’ordine di demolizione. Gli agenti avevano riscontrato un incremento dell’attività, oltre alla presenza di autoveicoli e rottami.

La requisitoria si è concentrata anche sulla telefonata di Scajola all’allora comandante della polizia locale Aldo Bergaminelli e sui successivi contatti con gli agenti impegnati nel sopralluogo. Richiamate le testimonianze di Bergaminelli, Marco Paris e Giovanni Benvenuto, oltre alle versioni fornite da Roberto Saluzzo e dallo stesso Scajola.

Il passaggio centrale della requisitoria ha riguardato la condotta di Scajola. Secondo Fornace, il sindaco si sarebbe attivatosulla base di quanto gli era stato riferito erroneamente circa l’esistenza di una pratica di sanatoria ancora pendente. Una circostanza che, secondo il PM, avrebbe potuto essere verificata prima del suo intervento.

Nel corso del processo Scajola aveva invece sostenuto di essersi mosso per cercare una soluzione alla vicenda e non per favorire Maiolino, convocando i tecnici comunali per affrontare la situazione.

La valutazione della Procura si è concentrata quindi sull’elemento soggettivo del reato, cioè sulla consapevolezza e volontà di favorire Maiolino. Pur evidenziando criticità nella condotta del sindaco, Fornace ha ritenuto non dimostrato il dolo necessario per il favoreggiamento personale.

Al termine della requisitoria è arrivata quindi la richiesta di assoluzione di Claudio Scajola perché il fatto non costituisce reato.