Per il consueto appuntamento con i ‘Martedì Letterari’ del Casinò di Sanremo, ieri sono stati ospiti nella Sala Privata lo storico Aldo A. Mola, Medaglia d’Oro per la Cultura, e l’architetto Marco Albera, già Presidente dell’Accademia Albertina delle Belle Arti di Torino.

Davanti ad un pubblico interessato, si è parlato della storia degli studenti universitari, della Federazione internazionale studentesca “Corda Fratres” e della “Scintilla della giovinezza”. I due professori sono stati accompagnati da “Noi siamo le colonne dell’Università”, canti goliardici eseguiti dal chitarrista Gabriele Danesin, dagli Anni Settanta anima musicale del Summus Taroccorum Ordo Taurinensis, e dal fisarmonicista Ferdinando Rosso.

Ma perché mai occuparsi di goliardi? Nel dibattito oggi in corso anche in Italia sulle “élites” entra a pieno titolo la storia dell’Università e degli studenti. In Europa l’Università è nata come istituzione universale, protetta dai “Sovrani” ma libera e inviolabile, con regole precise su riti d’iniziazione e sui rapporti tra docenti e discepoli in arrivo da tutti i Paesi e studenti di varie “lingue”.

Qual era la sua missione? Formare “umanisti”, “dottori” dagli orizzonti culturali aperti, pronti a conquistare il mondo per migliorarlo. Nell’ambito dell’ecumene cristiana gli studenti erano leali verso il loro Principe ma accomunati nella ricerca al di sopra di ogni confine. In secoli di guerre politiche e religiose l’Università rivendicò libertà, unità e progresso del sapere.

Il Sette-Ottocento fu l’epoca di tante “internazionali” (Santa Alleanza, carboneria, massoneria, liberali, socialisti, cattolici, persino anarchici e alta finanza…), ciascuna con programmi politici o con obiettivi di dominio economico, inclini a metodi bellicosi, rivoluzionari, spesso spietati. La ricerca scientifica venne subordinata al Potere.
Per chi sapeva leggere la storia, dopo la guerra franco-prussiana del 1870-1871 fu chiaro che l’Europa, lanciata nella seconda tumultuosa colonizzazione del pianeta, era al bivio: affratellare le classi dirigenti o precipitare in conflitti devastanti e disumani.

Alla anarchia della Forza bisognava rispondere con l’internazionale del Diritto. Fu la proposta della Federazione Internazionale degli Studenti nel 1897 ideata da Efisio Giglio-Tos e fondata nel Congresso di Torino-Roma nel 1898, con la adesione di ministri, politici, rettori, docenti e studenti universitari accorsi in Italia da tutti i continenti. Migliaia e migliaia di giovani si raccolsero anno dopo anno per Parigi, Venezia, Liegi, Marsiglia, Bordeaux, L’Aja, Roma e negli Stati Uniti d’America (1913), accolti dal presidente Theodor Roosevelt. Volevano fermare la corsa verso l’abisso della guerra generale, per non trovarsi di lì a poco al comando di reparti armati, con le divise dei rispettivi Stati, anziché con mantelli e feluche, e condannati ad annientarsi a vicenda dopo anni di affratellamento nelle aule universitarie e nei congressi scientifici.
Era solo una ingenua utopia o la meditata anticipazione della Società delle Nazioni, dell’ONU,dell’Unione Europea, di un mondo finalmente pacifico e progredito?

La Goliardia non è solo spensieratezza. Lo documentano lo storico Aldo Mola e Marco Albera, che in decenni di militanza goliardica ha raccolto 5.000 cimeli nel 2018 acquistati dall’Archivio Storico dell’Università di Torino, per il futuro Museo degli Studenti, un sogno un tempo coltivato da Fabio Roversi Monaco per l’Ateneo di Bologna, Alma Mater Studiorum.