Attenzione! Altro che meningite, nelle nostre scuole arriva il Gender!

Temete che i vostri figli possano essere colpiti dal virus del morbillo o dal ben più temibile virus della meningite? Non avete ancora vaccinato i vostri figli e non sapete come correre ai ripari? Non preoccupatevi, nelle nostre scuole ci sono problemi ben più gravi, come l’arrivo del terribile “gender”, che vi faranno dimenticare tutto il resto.

Ma che cos’è questo gender di cui tanto si parla e perché è tornato alla ribalta negli ultimi giorni? “Gender” non è altro che la traduzione in Inglese della parola “genere” e chi vi parla della “teoria del gender” parla di qualcosa che non esiste (e questo è bene sottolinearlo fino alla nausea).

Sebbene non esista, molte persone, associazioni religiose integraliste ed istituzioni di vario genere insinuano che la potente lobby gay (di cui faccio parte a mia insaputa) voglia inserire tra gli insegnamenti scolastici questa fantomatica “ideologia del gender” per spiegare ai vostri bambini maschi come truccarsi da femmina (e viceversa) ma anche, pensate, per insegnare ai vostri bimbi di quattro anni come ci si masturba. In soldoni non è altro che una campagna di disinformazione atta a discreditare le rivendicazioni del variopinto popolo omosessuale. Subdola strategia nata in Francia ai tempi dell’approvazione del “mariage pour tous” (ossia il matrimonio tra persone dello stesso sesso) e ripresa un paio d’anni dopo da chi, in cattivissima fede, ha voluto ostacolare le unioni civili in Italia.

Sappiamo tutti come è finita: le unioni civili sono state approvate e i detrattori di questa legge hanno incassato una sonora ed annunciata sconfitta. Sembrava pertanto morta e sepolta anche la strategia “gender”. E invece no: dopo Lombardia e Veneto anche la regione Liguria apre uno sportello “anti-gender” che, citando il documento ufficiale, “costituirà un momento di ascolto e di informazione pro famiglia, difendendo la libertà educativa in capo alla famiglia andando ad arginare quei fenomeni di indottrinamento ideologici noti come ideologia del gender”.

Già so cosa vorreste chiedermi: “Marco, hai scritto ‘regione Liguria’ ma forse intendevi ‘bocciofila di Vallecrosia’? “. Purtroppo non mi sono sbagliato, gli amici della pétanque (che saluto con affetto) non c’entrano nulla! Ma cosa si può chiedere ad uno sportello volto a contrastare un problema inesistente? Di tutto. Tutto ciò che abbia vagamente a che fare con l’omosessualità o, peggio, con la sessualità: “credo che il maestro di mia figlia sia gay, cacciatelo”, oppure “il compagno di classe di mio figlio è troppo effeminato, vorrei fosse allontanato” o anche “l’insegnante ha spiegato in classe che bisogna usare i preservativi”.

Ecco, non so quale di questi esempi implichi le conseguenze peggiori, ma chi ci rimette, è chiaro, sono ancora una volta le studentesse e gli studenti. In questo clima del terrore sarà pressoché impensabile proporre corsi di educazione sessuale, seminari conoscitivi su HIV e prevenzione. I comitati liguri di Arcigay (Imperia, Genova e Savona) da tempo hanno denunciato quanto sta accadendo in Liguria. Chi pensasse che questo sportello rappresenta un ennesimo sgambetto al progresso culturale può firmare la petizione on-line creata dal Coordinamento Liguria Rainbow (di cui M.I.A. Arcigay Imperia fa parte) e indirizzata a Valeria Fedeli, ministra dell’istruzione.

 

Marco Antei

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