bellotti - verda

I consiglieri comunali di opposizione del Partito Democratico, Deborah Bellotti ed Edoardo Verda, intervengono con una dura nota dopo la sentenza del Tar della Liguria sull’adeguamento tecnico-funzionale del piano regolatore del porto di Oneglia.

Secondo i due esponenti dem, si tratta di “solo l’ultimo episodio di un modo di amministrare che la città non può più accettare”.

Il Tar ha infatti annullato l’adeguamento, ritenendo che la modifica non potesse essere trattata come un semplice intervento tecnico-funzionale. “Ennesima conferma di un metodo di governo che, pratica dopo pratica, mostra sempre gli stessi errori”, dichiarano Bellotti e Verda. “I giudici hanno scritto cose nette. Una modifica così significativa non poteva passare per un ‘semplice adeguamento tecnico-funzionale’. La soppressione delle strutture fisse snatura la vocazione commerciale dello scalo. L’istruttoria regionale è stata carente: nessuna seria analisi costi-benefici e un impatto occupazionale sottovalutato. Per i giudici la riclassificazione di un bacino da commerciale a turistico non è una decisione che spetta al Comune”.

I consiglieri rivendicano la loro posizione: “Già un anno fa avevamo espresso le nostre preoccupazioni: la politica ha il dovere di proteggere il porto di Oneglia, la vocazione commerciale dello scalo andava difesa, non cancellata”.

Nel documento viene indicata una possibile alternativa di sviluppo: “Occorre collegare Oneglia alla logistica leggera, ai trasporti a corto raggio e ai servizi alla nautica, guardando ai porti ‘green’ di Genova e Savona-Vado. La modifica al piano regolatore andava invece nella direzione opposta e oggi il Tar conferma che avevamo visto giusto”.

Critiche anche al metodo amministrativo: “Insomma una scelta importante calata dall’alto, senza un confronto reale e senza istruttoria, costruita per arrivare a un esito già deciso e poi smontata da un giudice. Uno schema che a Imperia abbiamo ben imparato a conoscere. Lo vediamo sul biodigestore di Taggia: un impianto atteso da oltre tredici anni, sul quale il finanziamento PNRR è stato revocato perché il progetto ha violato il principio europeo del “non arrecare danno significativo” all’ambiente (DNHS). Una regola nota fin dall’inizio, non un cavillo imprevedibile. Intanto il concessionario ora non avrebbe le risorse finanziarie per rispettare la scadenza del maggio 2027 e, nel frattempo, i costi dello smaltimento continuano a finire in bolletta, sulla TARI delle famiglie imperiesi, mentre la vicenda è all’attenzione della Procura europea. Lo vediamo sull’Incompiuta: un’opera nata come ciclovia all’interno di un progetto della Regione, che il sindaco Scajola si è fatto affidare e che, strada facendo, è diventata altro, con la carreggiata per le auto e i parcheggi a occupare lo spazio pensato per pedoni e biciclette. Si cambia la destinazione di un’opera pubblica fino a ribattezzarla ‘IM-compiuta’, senza che la città abbia mai davvero discusso quel cambio. Lo vediamo sul porto turistico, un tema su cui siamo intervenuti a più riprese. Dopo una sentenza europea sul diritto di prelazione, ora si ricomincia daccapo con nuove consultazioni di mercato, mantenendo una concessione di 65 anni e un concessionario incapace di versare il canone. Da tempo poniamo la stessa domanda, senza risposte: qual è la solidità economica del progetto? Si manterrà il controllo pubblico? Un’infrastruttura che non può diventare una somma di operazioni slegate e un’opera che rischia di ritrovarsi nuovamente incompiuta e con una concessione in pericolo. Vicende in apparenza diverse ma legate dallo stesso filo: si annuncia prima di pianificare, si decide in pochi invece di confrontarsi, si forza la procedura pur di arrivare al risultato voluto. Poi arrivano il Tar, la Corte dei Conti, la giustizia europea a ricordarci che le regole esistono e che vanno rispettate. Vicende in apparenza diverse ma legate dallo stesso filo. Si annuncia prima di pianificare. Si decide in pochi invece di confrontarsi. Si forza la procedura pur di arrivare al risultato voluto. Poi arrivano il Tar, la Corte dei Conti, la giustizia europea a ricordarci che le regole esistono e che vanno rispettate”.

“Imperia deve cambiare modalità: istruttorie serie, dati alla mano e confronto vero, in consiglio, e con chi in quei luoghi vive e lavora. Amministrare una città non significa imporre una visione e difenderla fino alla bocciatura di un giudice. Significa costruire scelte che reggano perché fondate sull’interesse pubblico, non sul capriccio di un singolo”, concludono Bellotti e Verda.