Il futuro del porto turistico di Imperia torna al centro del dibattito politico cittadino. Nel corso del Consiglio comunale è stata discussa la modifica al contratto di servizio di Marina di Imperia, pratica illustrata dal sindaco Claudio Scajola e contestata dalle opposizioni, soprattutto sul fronte economico-finanziario e della sostenibilità del nuovo assetto gestionale.
In apertura di seduta il sindaco ha espresso solidarietà per i fatti avvenuti a Modena, stigmatizzando le speculazioni fatte riguardo alla cittadinanza dell’autore del gesto.
Entrando nel merito della pratica sul porto, Scajola ha ricostruito l’iter amministrativo che ha portato alla proposta di modifica del contratto di servizio.
“Il Comune di Imperia ha rilasciato il 1° settembre 2025 a Marina di Imperia la concessione demaniale marittima della durata di 65 anni per le opere a terra e la gestione dei posti barca del porto turistico”, spiega il sindaco Claudio Scajola. “Successivamente, il 18 novembre 2025, è stato sottoscritto il contratto per la gestione del porto quale servizio pubblico locale di rilevanza economica. Il 29 dicembre il Consiglio comunale ha definito gli indirizzi operativi per procedere all’indizione della gara per l’affidamento a terzi. A febbraio è intervenuta la sentenza della Corte europea che ha sancito l’incompatibilità della prelazione in favore del promotore nella procedura di project financing”, afferma Scajola. “Il 12 marzo Marina di Imperia ha dovuto revocare l’avviso pubblico in quanto non conforme. Successivamente la società ha avviato una nuova consultazione e sono arrivate sei manifestazioni di interesse da operatori primari del settore”.
“Non abbiamo diminuito o abbonato nulla”, dichiara Scajola. “Abbiamo semplicemente spalmato queste somme nei 65 anni della concessione. I due milioni annui erano collegati alla ripartenza del porto attraverso il nuovo gestore, che però non è ancora stato individuato. È evidente che quei due milioni possono esserci nel momento in cui ci sarà l’affidamento”.
Il sindaco ha poi rivendicato il momento positivo vissuto dalla società partecipata.
“La situazione di bilancio di Marina di Imperia è florida per la prima volta”, sostiene. “Dalla settimana scorsa il porto è sold out. I dati sono positivi e riteniamo che la struttura sia molto appetibile, tanto è vero che i più grandi player mondiali del settore hanno presentato manifestazioni di interesse”.
Scajola ha infine difeso l’operato dell’amministrazione. “Questa amministrazione vuole difendere il quadro portuale”, conclude. “Non lasciamo a casa nessuno, ma per non farlo bisogna produrre, fare e costruire”.
Dure le critiche delle opposizioni. Il consigliere di AVS Lucio Sardi ha contestato la mancanza di chiarezza sul nuovo assetto economico del porto.
“Mi domando come sia possibile che questi due milioni di euro fossero nel bilancio del Comune e non in quello della società”, dichiara Lucio Sardi. “Oggi diciamo ai cittadini che questi soldi non ci sono più e vengono rinviati per oltre sessant’anni senza spiegazioni chiare. Non c’è un PEF che dimostri come si voglia realizzare questo porto”.
Sardi ha poi attaccato la gestione complessiva dell’operazione.
“Stiamo rincorrendo privati che alzano continuamente l’asticella”, sostiene. “Il porto va fatto, ma è il progetto il problema. Se le cose sono davvero come sono scritte negli atti, sarebbe bene ripensarci”.
Critico anche Luciano Zarbano di Imperia Senza Padroni, che ha definito la delibera “una modifica sostanziale del contratto di servizio del porto”.
“Si rinuncia immediatamente a entrate certe per gli esercizi 2025 e 2026, a fronte della promessa che quell’importo verrà redistribuito sui 63 anni residui del contratto”, afferma Zarbano. “Il valore complessivo potrà anche restare invariato in termini nominali, ma dal punto di vista finanziario il Comune perde risorse reali oggi”.
Secondo il consigliere, mancherebbero inoltre elementi fondamentali per una valutazione completa della pratica. “Non risultano agli atti il PEF aggiornato e asseverato, lo schema di addendum e il parere dell’organo di revisione”, dichiara. “Senza questi elementi il rischio è approvare una modifica del contratto senza piena consapevolezza degli effetti finanziari e gestionali”.
Zarbano ha sollevato dubbi anche sulla compatibilità del nuovo assetto con il modello in house. “Se il privato dovesse gestire una parte troppo ampia dell’infrastruttura portuale, bisogna capire cosa resterebbe concretamente in capo alla società pubblica”, osserva.
A difesa della pratica sono intervenuti diversi esponenti della maggioranza. Daniele Ciccione bolla quello delle minoranze come un ennesimo tentativo di trasformare una pratica tecnica in una sceneggiata politica.
“Marina di Imperia è una società pubblica che oggi sta reggendo il porto pagando stipendi e servizi”, dichiara Ciccione. “Qui si fa il tifo per il fallimento”.
Anche Davide La Monica ha sostenuto la linea dell’amministrazione.
“Solo così è possibile completare il porto”, afferma. “L’interesse nostro è avere un porto pienamente operativo che crei ricchezza e migliori l’economia cittadina. Questo è l’obiettivo”.
Più articolata la posizione, dai banchi della minoranza, del Partito Democratico, espressa da Deborah Bellotti.
“Tutti auspichiamo la migliore riuscita possibile di quest’opera”, dichiara Deborah Bellotti. “Ma abbiamo anche il compito di vigilare sull’utilizzo dei soldi pubblici. Oggi ci troviamo a rinviare un pagamento senza sapere quale sia il nuovo piano economico-finanziario”.
Bellotti ha poi evidenziato le continue modifiche del progetto. “Si parla di passare dalla vendita dei posti barca agli affitti e da cinque lotti all’intera infrastruttura portuale”, conclude. “Qual è il progetto definitivo? Parliamo di variabili che continuano a cambiare”.
Nel finale del dibattito è intervenuto nuovamente anche Lucio Sardi, tornando a contestare l’impostazione complessiva del progetto del porto turistico.
“Non c’è un PEF che dimostri come si voglia realizzare questo porto”, dichiara Sardi. “Al di là delle discussioni sul fatto che il porto debba essere pubblico o privato, qui lo daremo interamente perché viene chiesto interamente. Nessuno ha messo una cifra e poi si parla di ignoranza. Stiamo solo rincorrendo privati che alzano continuamente l’asticella”.
Secondo il consigliere di AVS, mancherebbero elementi concreti in grado di garantire la sostenibilità economica dell’operazione.
“Noi non sappiamo nulla e si darà per 65 anni il porto per garantirsi forse due milioni all’anno al Comune”, afferma. “Quei soldi non si trovano sotto lo zerbino. Se Marina di Imperia non ha quasi nulla del porto, quei soldi non se li può inventare. Per sostenere che tutto questo sia realistico servono numeri e dati concreti. Quando poi eventualmente crollerà il castello la colpa sarà sempre di qualcun altro”, sostiene. “Il rischio vero è che, anche se le cose dovessero andare male, il Comune non si ritrovi nemmeno quelle minime risorse che oggi toglie dal bilancio. Quei due milioni li avete inseriti voi nel bilancio preventivo”.
“Il porto va fatto, è il progetto il problema”, conclude. “Questo modello non darà posti di lavoro e non porterà più turismo. Che economia pensate di creare se fate la guerra ai cantieri? Se le cose stanno davvero come sono scritte negli atti e nelle carte, sarebbe bene ripensarci”.
La discussione si è protratta a lungo, con un confronto acceso tra maggioranza e opposizione sul futuro del porto turistico e sulla modifica del contratto di servizio di Marina di Imperia.
Nel corso della replica finale il sindaco Claudio Scajola ha difeso nuovamente la scelta dell’amministrazione, ribadendo che la delibera non comporta alcuna riduzione delle somme dovute al Comune.
“Prendiamo atto che, siccome non c’è ancora un gestore che porta le risorse necessarie, noi non diminuiamo nulla ma riorganizziamo e ridistribuiamo le somme sui 65 anni”, dichiara Scajola. “La verità è che tutte le opposizioni, pur composte in maniera eterogenea, su tutte le delibere del porto hanno sempre votato contro”.
Rivolgendosi in particolare alla consigliera del Partito Democratico Deborah Bellotti, il sindaco ha aggiunto: “Se non votassimo questa pratica significherebbe che Marina di Imperia dovrebbe versare subito i due milioni al Comune. Siccome quelle risorse oggi non ci sono, la società dovrebbe indebitarsi e accedere al credito. Ne conseguirebbe un danno economico. Il resto sono balle”.
Scajola ha poi attaccato duramente parte dell’opposizione.
“Mi meraviglia che parli del porto qualcuno che ha contribuito a farlo fallire con le sue informative ed è stato poi smentito dalla magistratura”, afferma. “Non dico coerenza o dignità, ma questo appartiene alla storia di ciascuno”.
Il sindaco ha quindi rivendicato il lavoro svolto dall’amministrazione e dalla società partecipata. “Per richiedere la partecipazione della città ci siamo interfacciati con il Consiglio comunale eletto, con gli organi dello Stato e con professionisti esterni”, sostiene. “Il porto oggi è pieno. Con questo passaggio permettiamo a Go Imperia di chiudere con un bilancio positivo, nonostante tutti i costi che Marina di Imperia si è caricata per gestire questa fase e che non sono gravati sul Comune”.
“C’è chi è a favore del porto e chi no”, conclude Scajola. “Il resto sono chiacchiere. Se voti contro questa pratica vuol dire che sei contro il porto”.
Nel corso del suo intervento il sindaco ha poi scherzato sugli attacchi ricevuti in questi anni: “Voglio rassicurare tutti che il posto dove riposerò in eterno ce l’ho già. Gli auguri di morte portano fortuna. Nel caso vorrei che mi facessero una piramide”, afferma sorridendo.
Nelle dichiarazioni di voto è tornato a intervenire Lucio Sardi, annunciando il voto contrario del gruppo AVS.
“Caro sindaco, lei insulta tutti, però quei due milioni li avete scritti voi nel bilancio pur sapendo, come diciamo da anni, che non ci sono”, dichiara Sardi. “Poi invita gli altri ad avere competenza e dice: ‘come si fa a pagarli?’. Ce li pagheranno forse per sessant’anni, quando però, come scrive l’amministratore, tutto il porto e i profitti finiranno al privato”.
Il consigliere ha poi contestato il metodo seguito dall’amministrazione. “Siete stati eletti e non vi abbassate a discutere con le opposizioni”, sostiene. “I consigli ve li fate dare dai privati che dettano le regole e noi non sappiamo nulla”.
Critico anche il consigliere Giovanni Montanaro, che ha evidenziato la differenza economica tra il canone previsto inizialmente e la nuova ripartizione delle somme.
“Non serve essere contabili per comprendere la differenza tra due milioni annuali e due milioni ripartiti in sessant’anni”, afferma Montanari. “Questa non è una partnership ma una cessione ai privati che nulla hanno come interesse per il bene della città”.
Prima della votazione vengono votati gli emendamenti: quella presentata dal consigliere Montanaro viene votata favorevolmente.
Contraria invece quella proposta da Sardi.
La pratica viene infine approvata con 19 voti favorevoli, 7 contrari e 1 astenuto.








