Riviera Time aveva già raccontato nei mesi scorsi la nascita del Museo Bicknell e il passaggio delle chiavi della struttura dai nipoti di Clarence Bicknell a Nino Lamboglia.
Oggi l’attenzione si sposta su una nuova fase della sua storia: la trasformazione del museo in sede dell’Istituto Internazionale di Studi Liguri e l’avvio delle attività di ricerca che ne hanno segnato il ruolo a livello scientifico.
In particolare, abbiamo approfondito il contributo di Lamboglia alla messa a punto dello scavo stratigrafico subacqueo, un metodo destinato a rivoluzionare l’archeologia marina.
A ripercorrere la figura, il metodo e l’eredità dello studioso è la dottoressa Daniela Gandolfi, attuale direttrice dell’Istituto Internazionale di Studi Liguri, attraverso un’intervista che ricostruisce le tappe fondamentali di una svolta scientifica e culturale.
Dalla visione alla nascita dell’Istituto Internazionale di Studi Liguri
L’origine dell’Istituto Internazionale di Studi Liguri affonda le sue radici in una visione ambiziosa. “Un’idea ambiziosa, un’idea forte: non esisteva prima”, spiega Gandolfi, sottolineando come Lamboglia abbia immaginato un centro di studi che non si limitasse alla Liguria contemporanea, ma abbracciasse “tutto il territorio anticamente occupato dalle popolazioni liguri“.
La formalizzazione arriva il 7 marzo 1947, quando lo Stato italiano riconosce ufficialmente l’Istituto: da quel momento prende avvio “un’avventura culturale che continua ancora oggi“.
Il genio metodologico: la rivoluzione dello scavo
Il contributo di Lamboglia non è soltanto istituzionale, ma profondamente scientifico. “Non è uno studioso locale, ma una tappa fondamentale nell’evoluzione del lavoro dell’archeologo”, afferma Gandolfi.
Tra i suoi meriti principali emerge la codificazione dello scavo stratigrafico, un metodo che trasforma radicalmente l’approccio archeologico: non più ricerca selettiva di reperti, ma lettura sistematica della storia attraverso gli strati del terreno.
Questo approccio diventa la base dell’archeologia moderna, segnando un passaggio decisivo dalla pratica empirica alla ricerca scientifica rigorosa.
L’archeologia subacquea: un’intuizione pionieristica
Se sulla terraferma Lamboglia innova, è nel mare che anticipa il futuro: “È il primo archeologo che intuisce la potenzialità dei giacimenti sommersi”, sottolinea Gandolfi.
Negli anni ’50 introduce un metodo rivoluzionario: il sistema dei quadri di rilievo, una griglia posizionata sul fondale che consente di documentare con precisione ogni reperto prima del recupero: “Nulla deve essere recuperato se non prima rilevato, numerato e fotografato“.
Un principio che oggi appare scontato, ma che all’epoca rappresentava una vera svolta metodologica, anticipando tecniche moderne come la fotogrammetria subacquea.
Un uomo di cultura
Ridurre Lamboglia al ruolo di archeologo sarebbe limitante. “È stato un uomo al 100%”, afferma Gandolfi, ricordando il suo impegno nella tutela del patrimonio, nel restauro e nella divulgazione.
Fondò musei, riviste scientifiche e persino collane editoriali dedicate al turismo culturale, intuendo con decenni di anticipo l’importanza della valorizzazione del territorio.
Negli ultimi anni della sua vita, si fece anche voce critica contro la cementificazione: “Intravedendo un grave pericolo per il paesaggio della Liguria, alzò più volte la voce”.
Una rete internazionale e una scuola di archeologia
Uno degli aspetti più moderni della sua visione è la dimensione internazionale.
Lamboglia costruisce una rete di collaborazioni tra Italia, Francia e Spagna, trasformando l’Istituto in un punto di riferimento nel Mediterraneo occidentale.
Parallelamente, investe nella formazione: già nel 1948 nascono i primi corsi di studi liguri. “Bisogna insegnare ai giovani come si deve scavare, come si deve studiare”, racconta Gandolfi, evidenziando una missione che continua ancora oggi.
Un’eredità ancora attiva
Oggi l’Istituto Internazionale di Studi Liguri resta una realtà centrale nel panorama culturale italiano, con attività di ricerca, scavi, convegni e una rete di musei e sedi diffuse sul territorio. “Continuiamo a operare sulla scia dei principi di Lamboglia, adattandoli alla realtà odierna”, conclude Gandolfi.
Un’eredità che non è soltanto memoria storica, ma pratica viva, capace ancora di formare nuove generazioni e di interpretare il patrimonio culturale con uno sguardo moderno.
Il 4 maggio di quest’anno infatti, ai piedi della fortezza del Priamar a Savona, si inaugurerà il 62esimo corso di scavo degli Studi Liguri.
Nel video servizio a inizio articolo il racconto della dott.ssa Gandolfi. Immagini storiche realizzate con l’IA.







