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Da più parti arriva la richiesta di sapere le ragioni che hanno portato alla chiusura definitivamente, il 31 luglio scorso, del campo per migranti in transito di parco Roja a Ventimiglia.

Gestito dalla Croce Rossa, il centro era di fatto chiuso a nuovi ingressi fin dall’inizio emergenza coronavirus per ragioni sanitarie. Lo smantellamento del campo ha, però, destabilizzato la situazione. I migranti giunti nella città di confine con la speranza di un futuro migliore in Francia sono costretti a nascondersi e a dormire per strada. A questi si aggiungono i migranti respinti dalle autorità francesi e abbandonati al confine.

Si stimano circa 150 migranti attualmente in città. Una situazione che in alcune zone, così come già accaduto in passato, rischia di alzare la tensione sociale.

Per capire meglio il fenomeno abbiamo incontrato Simone Alterisio operatore della Diaconia Valdese, associazione che fornisce un sostegno legale a queste persone in viaggio. Simone, prima della chiusura, lavorava anche all’interno del Campo Roja.

“Siamo sul confine di Ponte san Luigi, simbolo di un’Europa chiusa. I numeri in città sono di nuovo alti dovuti sia agli arrivi dalla rotta mediterranea sia a quelli dalla rotta balcanica. Qui si interrompono e si intrecciano tante storie umane, tanti sogni infranti. A Ventimiglia vediamo anche molte famiglie, con bambini piccoli, respinte dalla Francia e costrette a dormire per strada,” spiega Alterisio.

Non si capisce veramente il senso della chiusura del Campo Roja, soprattutto con la previsione dei numeri che sarebbero aumentati. Adesso ne vediamo i risultati,” aggiunge. “Si stanno ricreando quelle situazione di marginalità che abbiamo cercato di risolvere con tante difficoltà in questi anni.”

Se di giorno è difficile vedere migranti, soprattutto in centro città, la notte e in alcune zone si creano accampamenti informali. Nei giorni scorsi sono stati ad esempio segnalati da molti cittadini quelli sui binari della ferrovia dismessi in zona San Secondo. È possibile scorgere migranti anche alla foce del Roja e sotto il ponte della ferrovia.

Una situazione che inevitabilmente va in conflitto anche con la cittadinanza di Ventimiglia. Abbiamo già assistito a qualche episodio di tensione in queste ultime settimane. Una ragione in più per chiedersi a quale scopo la chiusura del centro,” commenta Alterisio.

Il campo per migranti di Ventimiglia, oltre a rappresentare un rifugio sicuro, anche da rischi quali i passeur o altre situazioni di degrado, aveva un’altra importante funzione: “Incanalare gli ospiti verso un percorso di legalità,” spiega Alterisio.

Oggi riuscire ad approcciare queste persone è più difficile. Inoltre, anche volessero intraprendere un percorso di questo tipo (richiesta d’asilo, ricongiungimento, ecc.) sono costretti a vivere in strada durante le varie procedure. Quando il campo era aperto potevano invece affrontare l’iter burocratico con un tetto sotto la testa.

Prosegue nonostante tutto l’impegno delle associazioni e delle organizzazioni presenti in città. “Come sempre, quando c’è un vuoto istituzionale, interviene la società civile. Con la Caritas e We World Onlus stiamo cercando di dare un’accoglienza alle famiglie in transito essendo i soggetti più vulnerabili,” conclude Simone Alterisio nell’intervista visibile integralmente a inizio articolo.

La Caritas di Ventimiglia, inoltre, distribuisce ogni giorno un pasto a chi ne ha bisogno. Sono diversi anche gli attivisti e comuni cittadini che si mettono a disposizione per quanto possibile.