Sanremo, scatta alle 18 la chiusura di bar e ristoranti: la rabbia e le preoccupazioni degli imprenditori di piazza Bresca

Sanremo. Alle 18.00 in punto si abbassano le serrande e si chiudono le porte di bar e ristoranti. È questa una delle principali misure introdotte dal nuovo dpcm firmato nella notte tra sabato e domenica dal presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte.

In diversi si sono già organizzati con il delivery e l’asporto, ma per molti rimane un’opzione impraticabile. Le telecamere di Riviera Time si sono focalizzate questa sera su piazza Bresca, luogo simbolo di questa difficile situazione legata all’emergenza sanitaria coronavirus.

La piazza comincia infatti a vivere proprio alle 18.00, l’orario dell’aperitivo, e in situazione normali lavora fino alle 2-3 del mattino.

Diversi i locali che oggi non hanno neanche aperto, altri stanno prendendo le misure per provare a rimodellare il proprio business, ma non è semplice. “La piazza si comincia a riempire per l’aperitivo. A pranzo è vuota, sono poche le persone che passano. Inoltre stiamo tutti vivendo un semi lockdown, siamo tutti in ristrettezze e non credo il delivery possa essere una soluzione,” ci spiega Gabriele Maioli del ristornate Caama. “Potevano lasciarci aperti almeno fino alle 22 nel rispetto del regole anti contagio, come abbiamo sempre fatto. Parecchi di noi non sopravviveranno a questo secondo ‘lockdown’.”

“Ci siamo organizzati per iniziare un po’ prima con l’aperitivo a pranzo. Dopo le 18 effettuiamo le consegne e l’asporto,” spiega Raffale Martino del ristorante Da Nicò. “I dipendenti? Stiamo valutando con il commercialista un modo per non abbandonare nessuno. Sono tutti ragazzi che sono con noi da tempo, è un momento difficile per tutti e vogliamo viverlo uniti,” aggiunge.

“Più che il Covid con queste misure lo stato cura la cirrosi e il diabete. Il nostro orario è dalle 17.00 alle 24.00, cosa posso dire? Solo che siamo in una situazione disperata,” commenta Ivano Greco del locale Punto b.

Tante le preoccupazioni, molta la rabbia. Questi i sentimenti generali per una serie di normative che andranno avanti sicuramente fino al 24 novembre. In piazza Bresca abbiamo incontro anche Andrea Di Baldassare, imprenditore e presidente cittadino di Confcommercio. Con lui abbiamo fatto un bilancio generale sulla situazione.

“La tristezza di questo momento si vede e si respira,” commenta. “Le città, le vie e le piazze mettono tristezza. Siamo scossi e increduli. Al primo posto c’è la salute e il rispetto per chi sta vivendo questo virus e per i defunti. Non penso però che la causa sia da imputare esclusivamente ad alcune attività. Non credo che la chiusura di bar, ristoranti, palestre, cinema, ecc tolga il problema. Vedo assembramenti e zone fantasma ovunque.”

“Tantissime attività hanno deciso di non aprire del tutto pesando sulla bilancia i costi e le perdite. Quello che spero è che il governo sia pronto e che non perdi ancora una volta la credibilità. Abbiamo bisogno subito dei ristori promessi,” conclude nella video intervista a inizio articolo.