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La figura di San Francesco d’Assisi continua ad affascinare e a parlare all’uomo contemporaneo, a 800 anni dalla sua morte. È questo il filo conduttore dell’incontro con il critico e storico dell’arte Roberto Filippetti, protagonista al Teatro dell’Opera del Casinò di Sanremo con la lectio magistralis “Francesco secondo Giotto”, un percorso alla scoperta della vita del Santo attraverso gli affreschi realizzati dal grande pittore nella Basilica Superiore di Assisi.

L’appuntamento si inserisce nel programma di iniziative organizzato a Sanremo per celebrare l’ottavo centenario della morte di San Francesco, che intreccia spiritualità, arte e cultura. Attraverso la lettura delle opere di Giotto, Filippetti accompagna il pubblico a riscoprire non soltanto la vicenda umana e religiosa del Poverello di Assisi, ma anche il significato più profondo della sua esperienza.

“800 anni e sembra ieri”, ha esordito Filippetti, sottolineando quanto la storia di Francesco sia ancora viva e capace di suscitare interesse e ammirazione. Un fascino che attraversa i secoli e coinvolge tuttora le diverse famiglie francescane, dai Cappuccini presenti a Sanremo ai frati che vivono nei luoghi legati alla tradizione del Santo.

San Francesco e Giotto, il racconto di una rinascita

Al centro della riflessione proposta da Filippetti c’è il rapporto tra la missione di Francesco e la rappresentazione che Giotto ne ha dato attraverso la pittura. Il critico e storico dell’arte si sofferma in particolare sull’episodio del Crocifisso di San Damiano, dal quale il Santo ricevette l’invito a riparare la Chiesa.

Filippetti ricostruisce il percorso di Francesco, capace in pochi decenni di coinvolgere migliaia di frati nella propria esperienza spirituale, e mette in relazione questa vicenda con le immagini dipinte da Giotto: “Ripara la mia Chiesa che, come vedi, va tutta in rovina’. In vent’anni si tira dietro circa 5.000 frati”, ha raccontato, richiamando la portata della trasformazione avviata dal santo.

Il racconto pittorico di Giotto diventa così uno strumento per comprendere il significato di quella rinascita. Nelle scene dedicate a Francesco, la Chiesa appare inizialmente in condizioni precarie, per poi essere rappresentata nuovamente nel suo splendore.

“Ridare splendore alla faccia della Chiesa, ridare splendore al volto umano nella sua magnifica umanità”, ha spiegato Filippetti, individuando in questa immagine uno dei significati più profondi dell’opera giottesca.

Il carisma francescano negli affreschi di Giotto

Nel corso dell’intervista, Filippetti ha approfondito anche il legame tra il pittore e l’esperienza francescana. Giotto, insieme a figure come Dante e Giovanni Pisano, si colloca in un contesto culturale profondamente influenzato dalla spiritualità del tempo e dalla diffusione del messaggio di Francesco.

“Giotto appartiene, come anche Dante e Giovanni Pisano, al terzo francescano o comunque molto vicino a questa esperienza. Dunque un carisma, quello francescano, che gli tocca il cuore, che lo valorizza fin da giovane”, ha sottolineato.

Fu proprio a Giotto che venne affidato il compito di raccontare attraverso le immagini la vita del Santo, articolata in 28 scene che ne ripercorrono le vicende, le scelte e il cammino spirituale.

“E proprio a lui un papa francescano e i suoi collaboratori di Assisi chiedono di raccontare in 28 scene questa bella vita, questa straordinaria, sofferta vita piena di perfetta letizia”, ha aggiunto Filippetti.

La pittura diventa così molto più di una testimonianza artistica: attraverso la forza narrativa degli affreschi, lo spettatore è invitato a entrare nella storia di Francesco, a comprenderne le scelte e a interrogarsi sull’attualità del suo messaggio.

Nel video servizio a inizio articolo l’intervista completa a Filippetti.