[beevideoplayersingle videourl=”https://vimeo.com/231544834″]“Seconda stella a destra e poi dritto fino al mattino”. A Peter Pan e ai suoi bambini sperduti bastavano queste indicazioni per raggiungere l’ “Isola che non c’è”. Purtroppo, queste, non sono sufficienti ai residenti di Valle Armea per trovare strada San Pietro.

Era il 1986. A Palazzo Bellevue, sede del comune di Sanremo, così come in Procura, arrivava una lettera anonima sulla quale si leggeva: “Con la presente si desidera informarVi di quanto si sta verificando a Bussana, in prossimità dell’incrocio della strada comunale ‘Cascine Lunaire’ con la strada comunale ‘San Pietro’. Nella suddetta zona è in atto da molto tempo una grossa discarica in proprietà della ditta ‘Tremoviter’ della Sig. ra Maria Jole Leoni. In conseguenza di questa discarica, condotta con dispregio assoluto dell’ambiente e del territorio e dei diritti del cittadino, è stato ‘seppellito’ un tratto di circa 150 metri della strada comunale San Pietro.”

La strada oggi non esiste più, sommersa dai detriti e dagli abusi perpetrati nel corso di 30 anni.

Inizia tutto nell’ormai lontano 1981. Il 2 febbraio Maria Jole Leoni, moglie del noto imprenditori Carlo Ghilardi e all’epoca amministratore unico della ditta F.P.T., richiedeva l’autorizzazione per un terrapieno in Valle Armea, in zona Rio Ciuvin, destinato alla trasformazione agraria. Qualche mese dopo la Commissione Edilizia del Comune rilasciava la concessione con alcune prescrizioni tra cui mantenere il transito della mulattiera San Pietro e creare “idonee opere di sostegno, protezione e pavimentazione” per la strada in questione.

La mulattiera, invece, è semplicemente stata coperta e il terrapieno ampliato senza autorizzazioni. Un abuso confermato dalla stessa ditta che, il 27 marzo 1986, presentava istanza di condono. Un anno dopo veniva notificata l’ordinanza di immediata sospensione dei lavori e di ripristino entro 60 giorni della mulattiera. Ordinanza mai ottemperata.

Nel 1987 anche la Provincia si interrogava su quella che considerava una discarica abusiva e scriveva in una nota: “Poiché agli atti di questa Provincia non esiste alcun provvedimento autorizzatorio regionale ai sensi dell’art. 6 del D.P.R. 915/92 e poiché il successivo art. 25 dello stesso D.P.R. sottopone ad azione penale  la realizzazione delle discariche, si ritiene necessario trasmettere la pratica all’autorità giudiziaria segnalando i nominativi di GHILARDI Silvestro (TREMOVITER) esecutore dei lavori, Leoni Maria Jole (F.P.T.) committente.”

Solo un mese prima la Regione Liguria scriveva: “Trattandosi di un’opera di bonifica e sistemazione agraria, non esistono i presupposti per la formazione di una discarica finalizzata allo smaltimento di inerti.”

La storia non finisce qui. Da quel momento in avanti, il Comune di Sanremo, con ordinanze contingibili ed urgenti, individuava a più riprese la zona in questione come luogo per lo smaltimento di rifiuti inerti e, nel 1989, con provvedimento del Consiglio Comunale veniva approvato il progetto della Tremoviter e della Idroedil relativo alla formazione di una discarica per lo smaltimento di rifiuti  inerti. Per questo progetto, però, non è mai arrivata l’autorizzazione della Regione.

E così gli abusi e la mulattiera vengono dimenticati e San Pietro si trasforma nella “strada che non c’è”.

Andiamo avanti perché la storia si fa interessante. Mentre la zona si riempiva di terra, nel 1993 in una relazione tecnica si chiariva che, terminata la fase di riempimento e tenendo conto dell’assetto paesaggistico, si sarebbe proceduto alla piantumazione di vigneti e arbusti. Ventiquattro anni dopo, la zona è un enorme piazzale fatiscente dove hanno trovato sede alcune attività.

Siamo così giunti agli anni recenti. A maggio 2016 il Comune di Sanremo informa la Idroedil della problematica inerente a strada San Pietro. Il 27 luglio dello stesso anno avvia il procedimento per soppressione di strade pubbliche.

Dal canto suo la Idroedil ha proposto, lo scorso settembre, un progetto, poi ritirato, per un’area camper e una nuova viabilità funzionale alla stessa.

Peccato, però, che essendo di fronte ad un abuso, non potrà essere autorizzato alcun nuovo intervento edificatorio nell’area, fintanto che non saranno regolarizzate le situazioni pregresse.

Con un procedimento aperto, fortemente voluto dal Comune, l’unica soluzione è quella del ripristino dei luoghi che implica la rimozione di circa 250 mila metri cubi di rifiuti inerti.

La realizzazione del terrapieno ha inoltre creato importanti e gravi rischi idrologici nonostante i lavori di tombinatura fatti negli anni per incanalare i rii Ciuvin e Pisciacapra.

Nella relazione idraulica preliminare redatta dall’ing. Stefana Rossi che si è svolta per l’approvazione del progetto riguardante l’area camper, si legge: “La forma e le dimensioni delle sezioni esistenti dei due rii non soddisfano la normativa vigente e si conferma l’insufficienza delle due tombinature a smaltire la massima portata duecentennale.”

Il documento continua spiegando che “il rifacimento generale delle tombinature è necessario per la messa in sicurezza dell’area.”

Insomma, spesso a pensar male si fa peccato, ma qui siamo davanti ad abusi ed atti amministrativi quantomeno dubbi che, per anni, hanno avvantaggiato aziende collegate ad un’unica famiglia e davanti ai quali in molti hanno chiuso un occhio o forse due.