Si è riunita questa mattina, nella sala Speranza Balestra del Comune di Imperia, la commissione consiliare dedicata al Pef (Piano economico finanziario) del porto turistico, nell’ambito dell’iter per il completamento dell’infrastruttura e l’individuazione del partner privato che dovrà realizzare e gestire parte del porto.
La vicenda prosegue da mesi. A inizio maggio si era conclusa la consultazione preliminare di mercato, con cinque manifestazioni di interesse arrivate a Marina di Imperia da parte di gruppi italiani e internazionali del settore. A fine giugno il Comune aveva poi azzerato per il 2025 e il 2026 il canone da oltre 2,2 milioni di euro dovuto dalla società, spalmandolo sulla durata residua della concessione.
Nelle scorse settimane la questione era tornata al centro del confronto politico, con le opposizioni che avevano sollevato dubbi sulla sostenibilità del piano finanziario. La precedente commissione aveva quindi messo a punto le linee guida da trasmettere a Marina di Imperia per la predisposizione del nuovo Pef, appunto, successivamente approvate dal Consiglio comunale. Il passaggio di oggi rappresenta uno degli ultimi tasselli prima dell’avvio della procedura di gara. Il documento sarà portato nei prossimi giorni all’attenzione del Consiglio Comunale.
Pef del porto turistico di Imperia
A illustrare i contenuti della pratica è stato il vicesindaco Giuseppe Fossati, che ha spiegato come la delibera dia attuazione a quanto deciso dal Consiglio comunale il 23 settembre, fornendo a Marina di Imperia gli indirizzi per la predisposizione del nuovo piano economico-finanziario. “A seguito dell’indirizzo, Marina di Imperia ha individuato il professor Rossi per predisporre il Pef”, ha spiegato Fossati. Il piano prevede il ricorso a risorse proprie del soggetto che sarà individuato attraverso la gara e individua, sulla base di ipotesi di costi e ricavi, la base economica della futura procedura.
“La base di gara è di 4 milioni e 810 mila euro, una cifra significativa che si andrà a sviluppare nel corso dei 63 anni di rapporto”, ha sottolineato il vicesindaco, precisando che si tratta del canone che Marina di Imperia porrà come base per l’affidamento. “Poi ci saranno circa 2 milioni di euro annuali che Marina di Imperia dovrà versare al Comune“, ha aggiunto Fossati.
Canone previsto di 4 milioni e 810 mila euro
A entrare nel dettaglio tecnico è stato Marco Rossi, tra i professionisti incaricati da Marina di Imperia per la predisposizione del piano. “Il Pef rappresenta uno strumento finalizzato alla determinazione della base del canone della gara per individuare l’affidatario della realizzazione del porto turistico”, ha spiegato. Il canone previsto è dunque di 4 milioni e 810 mila euro, con rivalutazione annuale sulla base dell’indice Istat. Il futuro affidatario sarà chiamato a occuparsi della gestione delle attività previste, tra cui cantieri e distributori di carburante, oltre che del completamento dell’infrastruttura.
Rossi ha chiarito che il Pef elaborato in questa fase non sarà necessariamente quello definitivo: ogni operatore economico che parteciperà alla gara presenterà infatti il proprio piano economico-finanziario. L’ipotesi contenuta nel documento considera un rendimento dell’operatore economico pari al 6%, indicato come parametro ritenuto soddisfacente. L’obiettivo è affidare a un unico soggetto una porzione del porto turistico, imponendo però anche il completamento della parte a terra, così da evitare uno sdoppiamento della concessione. I tempi previsti sono stringenti: il completamento dovrà avvenire entro sei anni dall’aggiudicazione, con controlli e attività di vigilanza che resteranno in capo a Marina di Imperia.
“Abbiamo formulato una richiesta di parere alla Corte dei Conti, che ha esaminato il nostro caso”, ha spiegato Rossi. “Per il modello in house è necessario che la società mantenga la governance e la responsabilità dell’operazione, procedendo con una gara pubblica per individuare il soggetto che si occuperà anche del completamento delle parti a terra“. Il piano, ha aggiunto il professionista, è stato costruito facendo riferimento alle prassi di mercato e considerando i costi sostenuti da Marina di Imperia, compresi quelli legati alla concessione. Il canone richiesto tiene conto anche della valorizzazione degli asset già realizzati.
Le domande di Ivan Bracco
Durante la commissione non sono mancate le domande dei consiglieri di minoranza. Ivan Bracco ha chiesto innanzitutto quale sia il Pef che attualmente sorregge la concessione, evidenziando il cambiamento di due elementi: il mancato ricorso al finanziamento bancario e la scelta di procedere con un unico lotto. Il consigliere ha inoltre chiesto chiarimenti sull’applicazione dell’articolo 45 bis. A rispondere è stato l’avvocato Pietro Piciocchi, secondo il quale la concessione demaniale è stata rilasciata sulla base di un progetto che rimane invariato. “L’investimento è il medesimo, cambiano le modalità di investimento”, ha spiegato. Marina di Imperia, ha aggiunto, continua a non prevedere il ricorso al credito bancario e anche per quanto riguarda il 45 bis “non ci sono stati sostanziali cambiamenti”.
Bracco ha poi posto una serie di interrogativi sulla sostenibilità dell’operazione, ricordando che l’opera avrà un valore complessivo di circa 149 milioni di euro. Tra le questioni sollevate, le eventuali garanzie richieste dalle banche, la possibilità di iscrivere ipoteche sui beni demaniali, la valorizzazione delle opere a mare già esistenti e le conseguenze nel caso in cui l’operatore aggiudicatario non riuscisse a rispettare gli impegni previsti dal bando.
Rossi ha chiarito che “le banche non possono apporre ipoteche sui beni demaniali”, mentre l’operatore economico potrà strutturare autonomamente le proprie garanzie e modificare i parametri finanziari in funzione delle condizioni di accesso al credito. “La nostra è un’ipotesi standard che riprende la prassi professionale, poi l’operatore economico si gestirà”, ha spiegato. Quanto alla valorizzazione delle opere già realizzate, il professionista ha sottolineato che il canone di concessione richiesto da Marina di Imperia “contempla il riconoscimento di asset già costruiti”. Bracco ha chiesto anche cosa accadrebbe qualora l’operatore non riuscisse a portare a termine l’intervento. In quel caso, ha spiegato Rossi, “ci sarà azione di possibile decadenza, risarcitoria nei confronti dell’operatore economico”.
Le domanda di Luciano Zarbano
Anche Luciano Zarbano ha chiesto chiarimenti sulla struttura finanziaria dell’operazione, domandando se esista un Pef specifico per Marina di Imperia, chi abbia redatto la relazione, se sia stato acquisito il parere dei revisori e quale sia il canone considerato sostenibile, oltre alle eventuali possibilità di revisione qualora i lavori dovessero comportare costi superiori alle previsioni. Rossi ha precisato che la sostenibilità economica di Marina di Imperia «è garantita dal canone di concessione». Il Pef è stato redatto dallo stesso Rossi e da un collega, su incarico della società, mentre i revisori dei conti non hanno asseverato il documento in questa fase, perché non si tratta ancora del Pef presentato da un concessionario per l’ottenimento di una concessione. L’asseverazione, ha spiegato Rossi, arriverà successivamente sui Pef che saranno presentati dai diversi operatori economici nell’ambito della gara.
Le domande di Lucio Sardi
Anche Lucio Sardi ha chiesto chiarimenti sulla possibilità di modificare il Pef, evidenziando come il documento debba essere pubblicato entro il 31 ottobre. “Oggi presentiamo questa cifra, ma si dice già che può essere modificata. Se il canone è fisso, garantito e non modificabile, è un conto. Altrimenti noi vediamo una cifra che è solo un’ipotesi e non ha senso”, ha osservato. Piciocchi ha spiegato che “il Pef fisiologicamente deve avere flessibilità”, precisando però che il canone costituirà la base della gara: “Si va in gara tra 20 giorni con questo canone, ma il Pef deve essere tutela e garanzia per la buona riuscita dell’operazione”. Rossi ha infine spiegato che il 6% rappresenta un rendimento medio di settore e che l’ipotesi di un’occupazione all’85% è ritenuta ragionevole, considerando la durata della concessione e la progressiva crescita dell’attività.
Le parole di Monica Gatti
Al termine della discussione ai nostri microfoni l’assessore Monica Gatti ha concluso: La parte tecnica del PEF è che, per trasparenza come amministrazione, voglio dire comunale, vogliamo portarlo insieme al Consiglio Comunale in modo che sia messa a conoscenza di tutta la cittadinanza. Si tratta di una presa d’atto e quindi non c’è una vera e propria approvazione. È un PEF predisposto dalla nostra società, che poi è partecipata al 100% e quindi fa le veci un po’ del Comune. È un piano esecutivo che all’interno comprende tutta la parte relativa al progetto, che cosa contiene, che cosa verrà fatto, è molto complesso nell’insieme. Prevede opere a terra, opere a mare e all’interno anche la possibilità di poter avere una certa flessibilità, nel rispetto, naturalmente, di quello che è la concessione demaniale che era stata concessa a suo tempo e quindi nel rispetto della durata dell’affidamento e del costo pubblico“.








