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Anche la pesca è in crisi. Tartassato dal covid-19, come la gran parte delle altre attività, il settore si trova a fare i conti con una burocrazia in continua evoluzione e senza certezze per il futuro.

Lo stretto legame con la ristorazione e il suo ormai noto servizio a metà porta ulteriori nubi su una delle eccellenze del ponente ligure.

Ne abbiamo parlato con Lara Servetti, responsabile regionale di Legacoop Agroalimentare: “Sicuramente la pesca è un settore che soffre – esordisce. Ha continuato a lavorare nel periodo covid perché considerata attività essenziale, ma sta indubbiamente patendo la chiusura dei ristoranti. Ci sono tutta una serie di prodotti ittici per cui non esiste più domanda come la nostra ricciola di fondale o tutti i pesci che sbarca la pesca a strascico”.

Situazione aggravata dal decreto agosto del Governo che ha introdotto canoni demaniali marittimi di gran lunga più costosi dei precedenti: “La pesca è caratterizzata da una burocrazia incredibile – dice Servetti. I canoni demaniali marittimi sono stati aumentati a 2500 euro, sei volte tanto quello che si pagava prima. Un problema considerevole per tutte le realtà dove i pescatori non si sono uniti come successo a Imperia. Un pescatore con un gavitello e un box in una ditta individuale si ritrova a pagare 5000 mila euro a fronte di una spesa precedente di circa 800. C’è il rischio di mettere in ginocchio il settore”.

Per ciò che concerne nello specifico l’asta del pesce di Oneglia, rinomata in tutto il nord Italia, la responsabile spiega che: “Gli acquirenti continuano a venire perché c’è la grande distribuzione del pesce locale, ma esiste il grosso problema della contrazione di domanda da parte del settore ristorazione”.