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“Non so chi vincerà il 74° Festival di Sanremo. Azzeccarci non è impossibile, ma è un po’ come vincere al Casinò o alla lotteria di Capodanno. Bravi tutti i 30 cantanti in gara. In attesa di conoscere sabato notte o alle prime ore di domenica 11 febbraio il nome o i nomi di chi, al centro del palco del Teatro Ariston alzerà meritatamente lo storico trofeo, posso però dire i nomi dei tre big che mi sono piaciuti di più. Un tris di donne: Fiorella Mannoia, Angelina Mango ed Annalisa”. 

Queste le dichiarazioni dell’ingegnere Gianni Rolando, candidato sindaco alle elezioni comunali di Sanremo di giugno prossimo, rilasciate ai nostri microfoni, all’interno del “Time Glass” proprio davanti al Casinò municipale, poco prima di raggiungere l’aeroporto di Nizza e volare, per importanti impegni professionali, a Budapest. L’intervista a Rolando, noto professionista, past presidente dell’Ordine nazionale degli Ingegneri, volutamente ha messo al centro il “Pianeta Festival”, cosa rappresenta per Sanremo, la Riviera, i matuziani, i giovani, la musica, l’economia, mettendo da parte campagne elettorali, alleanze, politica, destra, sinistra, civici, sondaggi vari, bravi, cattivi, notizie a favore o contrarie. Se possibile accendere ricordi, proiezioni, sorrisi, attimi di relax, respirare un po’ d’aria fresca.

Com’è mia abitudine, da giornalista professionista, piaccia o non piaccia, da sempre non programmo mai chi intervisto domande o risposte. Mi documento, poi come si dice in gergo, “vado a braccio”. L’obiettivo è non annoiare chi ci ascolta. Interessarlo. Con Rolando è nata una domanda che riguarda il Festival, Sanremo, le canzoni, il Teatro Ariston, la Rai, chi amministra la cosa pubblica, il business discografico e non solo. Una follia? Una provocazione? Forse, oppure no. Qualcosa di importante, da analizzare per il presente, per il futuro, con intelligenza, professionalità, metodo, onestà, senza fare, a 360 gradi, furbate, ma cose giuste. Dove tutti ci guadagnano il giusto. Dalla A alla Z. Per capirci senza fare né morti, né prigionieri: tutti soddisfatti. Impossibile a Sanremo? Non ci credo, guai a pensarlo.

Il Teatro Ariston, per la sua storia, per il suo passato, presente e futuro, grazie alla visione e lungimiranza che ha avuto la famiglia Vacchino, appartiene di diritto alla storia, al presente e futuro di Sanremo. Come il Colosseo a Roma. Chi dice Sanremo, dice Ariston, Volare, Modugno, Festival, la canzone italiana. L’Ariston, i Vacchino si sono conquistati un ruolo, una fama che nessuno può togliergli. Forse, per dirla con un gergo in uso alla roulette, “possono rilanciare”.

Godiamoci l’intervista: Viva l’Ariston, lunga vita al Festival.