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È stata varata l’altro ieri, giovedì 28 ottobre, la nuova Legge di Bilancio 2022. Tra i punti cruciali, l’addio a Quota 100, che nel prossimo anno verrà rimpiazzata da Quota 102 (64 anni di età e 38 di contributi), una soluzione transitoria per poi tornare in futuro alla legge Fornero. Un provvedimento che non risponde alla richiesta, espressa a gran voce dai sindacati, di arrivare a una riforma organica delle pensioni.

Sul tema è intervenuto nei giorni scorsi il segretario generale della Cgil Imperia, Fulvio Fellegara, a margine dell’intervista relativa alla vicenda Riviera Trasporti. “È stato da poco pubblicato il report dell’Inps che dice che i giovani, che entrano nel mondo del lavoro in questi anni, andranno in pensione quasi a 70 anni, qualcuno anche oltre. Noi lo diciamo da un po’, non è possibile che ogni Governo faccia una mini correzione a una riforma che fa acqua da tutte le parti, perché la riforma da sola, messa insieme con un mercato del lavoro precario e discontinuo, genera dei mostri. Per cui chi andrà in pensione negli anni a venire sarà ‘drogato’ non soltanto dalle penalizzazioni della Fornero, ma  anche dal fatto che ci sono i periodi di disoccupazione, i periodi di partita Iva, di collaborazione, di lavoro in nero, di lavoro part time, e se metto tutto insieme e lo lego a un sistema contributivo, costringo quella persona a stare sul posto di lavoro a settant’anni suonati. E non è un problema degli anziani, perché sta ripartendo il giochino di mettere le generazioni una contro l’altra, dicendo che le pensioni riguardano i vecchi garantiti: è una stupidaggine colossale, la riforma delle pensioni parla ai giovani, perché sono proprio le generazioni di adesso che tra 20/30 anni andranno in pensione con una miseria. Fare una riforma oggi significa rispondere soprattutto ai giovani.

Fellegara è poi tornato sull’incontro, nei giorni scorsi, tra il premier Mario Draghi e i sindacati Cgil, Cisl e Uil, evidenziando come questo non abbia portato a risposte soddisfacenti: “Quota 102 e quota 104 sono dei palliativi, perché si rivolgono a poche decine di migliaia di persone, quindi non rappresentano la riforma strutturale al problema. Se non arriveranno delle risposte, il sindacato scenderà in piazza“.

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