taggiasca

Il Tar Lazio boccia il ricorso del Comitato Dop Taggiasca. Una denominazione di origine non può avere il nome di una varietà iscritta nel Registro nazionale, come sempre sostenuto dal Comitato Salva Taggiasca prima e dall’Associazione per la Taggiasca del Ponente ligure oggi.

“Adesso –  commenta Simone Rossi, presidente dell’Associazione – speriamo che il pronunciamento del Tar sia la fine della contrapposizione che ha lacerato inutilmente il territorio per più di due anni, senza alcun risultato. Ripeto quello che già dissi all’indomani della bocciatura della Dop Taggiasca da parte del Ministero delle politiche agricole: se si vuole voltare pagina noi siamo disponibili a metterci intorno a un tavolo e a discutere.”

Sulla base della sentenza, infatti, si apprende che indirettamente il Ministero delle politiche agricole ha già bocciato l’idea della sostituzione del nome della varietà. Infatti il Dipartimento per le politiche competitive del Ministero ha interpellato il Servizio fitosanitario centrale, produzioni vegetali, competente per la materia, e ha “verificato la non praticabilità dell’ipotesi di variazione nel Registro nazionale, data la tradizionalità del nome e dell’utilizzo della denominazione Taggiasca come varietà vegetale”.

“Nei prossimi giorni chiederemo un incontro al Presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti – continua Simone Rossi – siamo più che favorevoli ad una Dop, rappresentativa degli interessi di tutti e ben strutturata. Chiederemo che la Regione si faccia interprete e prim’attore di una mediazione che porti in tempi brevi, come è stato per il Basilico genovese, ad una denominazione di origine strettamente legata al Ponente ligure, alla Liguria o alla Riviera ligure. L’esperienza maturata dalla nostra Associazione in questi mesi, con il programma DNA controllato, è a disposizione di questo percorso”.

L’Associazione per la Taggiasca del Ponente ligure riafferma  la propria contrarietà a qualsiasi ipotesi di cambio del nome della varietà, contro cui è pronta a battersi in ogni sede, ma non a una denominazione di origine nel rispetto del dettato comunitario.

“Speriamo che si prenda atto, leggendo la sentenza del Tari, che la strada a suo tempo imboccata ha condotto in un vicolo cieco – conclude Simone Rossi – in vista della prossima campagna olearia il territorio non ha bisogno di ulteriori spaccature ma di unità d’intenti, con l’obiettivo di dare valore aggiunto al nostro olio, alle nostre olive e un’adeguata remunerazione a tutti i produttori.”