Ă con grande rispetto e sincera ammirazione che mi accingo a ricordare Carlo Petrini, venuto a mancare nella giornata di ieri, consapevole della difficoltĂ nel trovare parole adeguate alla sua statura umana e culturale.
Era il 1986 quando, in un mondo attraversato dallâentusiasmo degli yuppies e dalla ricerca di guadagni facili e modelli âvelociâ di successo, a Bra un uomo iniziava a proporre una visione radicalmente diversa: rallentare, ritrovare il valore del tempo e della convivialitĂ , riscoprire il significato profondo del cibo e del suo legame con la terra.
Non serviva correre sempre, sosteneva Petrini, né consumare il cibo in fretta. Al contrario, occorreva fermarsi, sedersi a tavola con consapevolezza, recuperando un approccio che apparteneva alla cultura contadina: quella capacità di fermarsi anche nei campi, condividendo un pasto semplice ma autentico, vissuto con calma e rispetto.
CiĂČ che colpisce maggiormente di Carlo Petrini non Ăš soltanto la forza della sua visione, ma la sua straordinaria capacitĂ di trasformarla in realtĂ . Ha infatti dato vita al movimento Slow Food, capace di diffondersi a livello globale e di contribuire in modo decisivo alla tutela della cultura del cibo e alla valorizzazione delle tradizioni locali.
La sua idea di Terra Madre ne rappresenta forse il simbolo piĂč alto: una rete globale di persone diverse per ruolo, provenienza e cultura – accademici, contadini, cuochi, produttori – unite dal desiderio di raccontare la propria terra, valorizzarne i prodotti e promuovere un rapporto piĂč consapevole con il cibo.
Oggi resta lâauspicio che ciĂČ che ha costruito continui a vivere e a generare consapevolezza, nel segno della sua visione.





